di Margherita De Rosa – Due giornate ricche di spiritualità, quelle celebrate presso l’istituto Brando di Casoria il 15 ed il 16 Luglio uu.ss. in occasione della ricorrenza dei 120 anni dell’inaugurazione della chiesa del Santissimo Sacramento, tempio fortemente voluto dalla Fondatrice della congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, la cui edificazione fu profetizzata da san Ludovico da Casoria. I due pomeriggi  sono stati contrassegnati da momenti di ricostruzione storica dell’evento, curati dal Diacono, prof. Ludovico Silvestri, che ha illustrato le motivazioni che legano il tempio alla Beata Vergine del Carmelo, di cui, appunto, il 16 Luglio cade la ricorrenza. Oltre ad aver delineato l’importanza della figura di Maria, il Diacono ha fatto anche presente quanto sia antico il culto per la Madonna del Carmelo, venerazione che, nel napoletano, risale al 1200 e ciò è documentato da un attestato relativo alla presenza dei Carmelitani in città risalente al 1268.  Secondo attendibili ricostruzioni, per salvarsi dalle persecuzioni dei Saraceni giunti in Palestina, alcuni monaci giunsero a Napoli per trovare rifugio e portarono con loro l’immagine di quella Vergine a cui si rendeva omaggio sul Monte Carmelo in Israele. L’icona di Maria trovò la sua sede all’interno di una piccola grotta nei pressi della marina, laddove un tempo era oggetto di culto san Nicola. Di lì a poco, alla Vergine del Carmelo fu eretto un tempio, più volte ristrutturato, interventi che cancellarono la connotazione medievale originaria. Ben presto la Madonna del Carmine fu amata dai Napoletani ed in particolare da coloro che versavano in condizioni precarie, infatti il tempio era ubicato  nei pressi di piazza Mercato, luogo notoriamente abitato da ceti sociali piuttosto umili e disagiati. Circa la ricorrenza del 16 Luglio, così come ha evidenziato il Diacono, vi è una ben precisa motivazione, infatti, in quel giorno, la Vergine apparve a San Simone Stock e a lui donò uno scapolare con la promessa che chi l’avesse indossato avrebbe conquistato la salvezza eterna; era quello un segno di alleanza, di complicità, se si vuole, tra la Mamma celeste e i suoi tanti figli, affinché le consentissero di essere mediatrice presso Dio nel momento del loro trapasso. La Vergine del Carmelo riapparve dopo ben cento anni a papa Giovanni XXII, al quale chiese preghiere per i Carmelitani, promettendo che li avrebbe liberati dalle sofferenze del Purgatorio nel giorno di sabato; il pontefice emise allora una Bolla che definiva tale beneficio elargito dalla Madonna “privilegio sabatino”. A Napoli poi ci fu un episodio particolare che rafforzò il culto della “Madonna Bruna”, infatti, il 24 giugno del 1500, di mercoledì, il re di Napoli indisse una festa in onore della Madonna, tornata da Roma, dov’era stata peregrina e tanti prodigi si erano verificati al suo passaggio. Il sovrano volle che nella basilica fossero condotti anche malati e notai, affinché constatassero eventuali guarigioni avvenute in quella particolare circostanza, evento che non tardò a verificarsi infatti, sempre come ha riportato il professor Silvestri, un raggio di sole illuminò l’effigie della Beata Vergine del Carmelo e subito dopo gli ammalati presenti, che guarirono all’istante…da allora la Madonna Bruna è invocata nella malattia e a Lei è consacrato il mercoledì. Alla Stessa, Madre Cristina Brando volle consacrare il tempio, unitamente al Sacro Cuore di Gesù, essendo stato il 1900 un anno santo dedicato proprio al Cuore di Cristo, mentre nel 1899, papa Leone XIII, con l’enciclica “Annum Sacrum” volle che l’umanità tutta fosse consacrata al Sacro Cuore. Queste, dunque, le radici storiche della predilezione di Santa Cristina per la Vergine del Carmelo e per il suo Figlio dal cuore misericordioso. Dopo l’ampio ed interessante excursus storico, si è poi proceduto con quello che era il vero scopo dell’incontro del 15 Luglio e cioè l’adorazione a Gesù Sacramentato; il canto delle consacrate che accompagnava le preghiere e i momenti di intima riflessione hanno costituito una sorta di pausa dalla quotidianità, dal caos del nostro vivere, da quella conflittualità che, purtroppo, lo si ammetta o no, serpeggia nel cuore di ognuno, quale tentazione a lasciarsi andare, a non credere più fermamente a quanto può realmente dare a ciascuno quella stabilità  che rende più semplice la vita e più pregni di senso i suoi giorni. Ecco, quindi, che al cospetto del Santissimo, si è potuto riflettere sui contenuti della propria esistenza e su come impostare un cammino nuovo, attraverso il quale vivere più intensamente la fede, rinnovando il rapporto con Cristo, che si è fatto Pane Eucaristico per nutrire il nostro spirito, emulando così Santa Cristina Brando, che dell’Eucarestia fu l’Innamorata. Nella fase precedente alla celebrazione del giorno 16, a seguito della recita dei Vespri, si è svolta una fiaccolata che ha avuto inizio nel chiostro del convento per poi concludersi in chiesa, laddove il Celebrante, padre Giuseppe Sannino, ha benedetto i fedeli presenti mentre le consacrate affiggevano immagini di gigli sulle mura del tempio, quale simbolo di quella purezza che i cristiani tutti e i religiosi devono incarnare. Nel corso della sua omelia, padre Sannino ha evidenziato che, in un giorno tanto solenne di 120 anni fa, Dio era presente in quel luogo voluto dalla Fondatrice per darGli gloria: << Dio e l’uomo si danno appuntamento in una simbolica tenda che è appunto la chiesa, al fine di ritrovarsi in un dialogo d’amore. Il tempio, in generale, ha questo scopo, e cioè quello di favorire l’incontro con Cristo>>. Padre Sannino ha fatto poi riferimento alla “storicità” della religiosità, nel senso che essa è sempre stata un bisogno manifesto dell’uomo, che ha avvertito la necessità, fin dalla sua comparsa, di instaurare un colloquio con una dimensione trascendentale e ha cercato degli spazi in cui entrare in contatto con il Soprannaturale: << Il Dio dell’Antico Testamento gradisce il tempio del re Davide ma poi Egli va oltre quest’aspetto, crea un’alleanza manifestando la Sua potenza in un modo rivoluzionario e cioè incarnandosi nel corpo di una fanciulla; nel ventre di Maria il Verbo si fa carne sacramentata; è Cristo, dunque, il vero tempio, la pietra angolare, l’anello immolato che ci offre ristoro nell’Eucarestia. San Paolo definisce Dio tempio vivo e pietre vive noi, vivificate dallo Spirito. Siamo quindi al cospetto di una dimensione spirituale e materiale che Santa Cristina perfettamente comprese e perciò volle che la straordinarietà del Verbo incarnato trovasse degna dimora in un tempio sontuoso, artisticamente maestoso. Desiderio dunque, quello della Fondatrice, materiale e spirituale, che diventa realtà il 16 Luglio del 1900. Tante furono le consacrate presenti alla solenne inaugurazione e, spiritualmente – ha sottolineato il celebrante – esse sono qui, con le nuove figlie di Santa Cristina, ad adorare Gesù Eucaristico, la cui prima adoratrice fu proprio Maria, Madre di Dio e figlia della Chiesa, membro eccellente di questa madre universale. E, ancora , a 120 anni di distanza, è sempre Santa Cristina a suggerire alla Madre Generale, suor Carla Di Meo, alle consacrate, a noi tutti un particolare pensiero riferito alla Madonna del Carmelo: Lei, che ha beneficato con tante grazie l’istituto Brando, ci ottenga, pertanto, di testimoniare la nostra identità più vera, quella di scalatori del Carmelo, di adoratori dell’Eucarestia, realizzando il tempio vivo del Santissimo Sacramento, capace di unire la terra al cielo>>. Infine, padre Sannino ha ricordato ai presenti il dono dello scapolare, sottolineando che esso costituisce un impegno nella carità, in quanto rappresenta il segno della grazia già su questa terra: lo scapolare della Beata Vergine del Carmelo ci caratterizza, dunque, come figli di Dio, Carmelo vivo, giardino di luce e d’amore oggi, in questo mondo, e poi nel domani eterno del tempo che verrà. Giorni eccezionali, quindi, quelli che hanno visto commemorare non l’istituzione di un tempio, evento sicuramente encomiabile, ma che hanno consentito a ciascuno di sentirsi membro di una comunità che, grazie al carisma di Santa Cristina, continua ad adorare quel Cristo Eucaristico che è simbolo di amore incommensurabile, laicamente potremmo dire eroico: l’Eucarestia, dunque,  resta il faro che illumina le nostre vite e dirada il buio delle notti che nelle quali, troppo spesso, l’animo umano sprofonda, suo malgrado.

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