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Casoria ebbe l’onore di ospitare un generoso eroe

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Fonte foto: Wikipedia

In questi giorni si è commemorato l’attentato che nel 1982 colpì la A112 in cui viaggiava l’allora Prefetto di Palermo, Generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, di cui ricorre il 27 settembre il centenario della nascita. Dalla Chiesa soggiornò, in qualità di capitano, presso la caserma dei carabinieri di Casoria dal 1946 al 1948, quando giovanissimo si distinse già per le sue pregiatissime doti di contrasto alla criminalità. Fu a Casoria che il generale si trasferì con la moglie e dove nacque la prima figlia Rita Dalla Chiesa. Beh mi domando quanti casoriani, e soprattutto quanti giovani casoriani lo sanno. Il mio appunto non è alla cittadinanza-non mi permetterei mai- il mio appunto piuttosto è rivolto alle amministrazioni che si sono susseguite in tutti questi decenni alla guida del territorio casoriano, perché a cercarla non ho trovato una strada intitolata al generale Dalla Chiesa e nemmeno una scuola o altro luogo pubblico. A parte la Caserma dei Carabinieri che vi è intitolata (l’ho appreso per caso e comunque non mi pare ci sia un effige che lo ricordi al pubblico) e a parte un monumento bronzeo che è situato all’interno della medesima caserma e che risale al 1986, quattro anni dopo il truce attentato che coinvolse il rappresentante dell’Arma e la sua giovane sposa. Ma credo sia troppo poco la memoria chiusa dentro la Caserma dei Carabinieri; credo che certi segni debbano essere sparsi in luoghi accessibili a tutti o quantomeno conosciuti e conoscibili dall’intera cittadinanza. Casoria ha avuto l’onore di ricevere sul suo territorio un uomo di statura encomiabile. Un uomo che ha fatto la storia d’Italia del secolo scorso; che impavidamente si è messo al servizio dello Stato senza timore. E che è stato messo davanti alle peggiori manifestazioni di crimine del secolo scorso appunto. Ha affrontato i terroristi degli anni di piombo ed è stato chiamato ad affrontare e combattere la criminalità organizzata in terra di Sicilia dove trovò la morte che senz’altro non lo coglieva impreparato. Perché lui, come i suoi eroici successori certamente non ignorava l’altissimo rischio che correva ogni giorno. Ma certe persone sembrano nascere con una missione stampata nel cuore: come se quella missione riuscisse a prevalere su ogni altro sentimento, persino sul sentimento di attaccamento alla vita. E allora persone così nascono ogni trenta, ogni cinquant’anni e chissà quante e se ne nasceranno ancora sul nostro suolo. Dunque mi permetto di rivolgere un invito agli amministratori del nostro paese, della città di Casoria, affinchè tengano in conto la memoria di un personaggio illustre, coraggioso, un vero eroe del nostro tempo e tributino alla sua permanenza a Casoria il giusto peso e la giusta misura dell’orgoglio di aver ospitato, anche solo per due anni, una figura di tale spessore e di tale generosità.

Katia De Rosa