La seduta di consiglio comunale del 5 agosto 2020 sarà, negli anni, ricordata per l’importante e coraggiosa decisione presa da 13 consiglieri di maggioranza riguardante la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Casoria. 

Molte le perplessità e gli interrogativi; ci si chiede cos’è il dissesto, era inevitabile, cosa accadrà ora, quali azioni dovranno essere messe in campo per ripartire, come si è arrivato a tutto ciò?

Il decreto legislativo numero 267 del 2000 (2000), all’articolo 244 recita: “si ha dissesto finanziario se l’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili ovvero esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte”, né tantomeno si possa ricorrere alla procedura di riequilibrio pluriennale. Nell’analizzare la situazione Casoriana, il collegio dei revisori ha ritenuto opportuno, per puro scrupolo e per dirimere eventuali dubbi, richiamare l’ipotesi del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale per verificarne le condizioni di applicabilità.

Il piano di riequilibrio finanziario non può però essere trasformato in uno strumento per procrastinare nel tempo una situazione di dissesto finanziario e funzionale ormai inevitabile. 

Questa purtroppo la situazione delle casse del Comune di Casoria, un inevitabile squilibrio tra entrate e spese ed una mole debitoria elevata. 

Le modifiche normative nella pubblica amministrazione hanno avvicinato il dissesto finanziario alle procedure concorsuali in materia civilistica. Lo strumento giuridico del dissesto finanziario crea una rottura tra il passato ed il futuro, permettendo all’ente locale di ripartire libero da debiti e con la messa a disposizione straordinaria di liquidazione dei crediti e del patrimonio che dovranno essere gestiti in funzione liquidatoria.

L’ente comune non ha potuto far fronte a tale disavanzo con mera riduzioni di spesa poiché fatta eccezione per l’economia della spesa del personale derivanti dei pensionamenti adulti  non è possibile operare altre riduzioni dal momento che le tipologie di spesa riflettono servizi indispensabili. Risulta inoltre impossibile agire sulla leva fiscale in quanto le aliquote delle tasse relative ai principali tributi sono già determinate da anni al loro massimo livello.

Ciò dovrebbe tra l’altro smentire coloro che allarmisticamente temevano l’aumento spropositato delle tasse a sfavore dei cittadini. 

Dovrà a tal fine ipotizzarsi un’ipotesi di esternalizzazione dell’attività di accertamento dei tributi in quanto allo stato non risulta possibile agire sul versante delle maggiori entrate da tributi evasi ed elusi. L’elevato tasso di evasione fiscale di alcuni tributi è ed è stata una vergogna mai eliminata. La bassa percentuale di riscossione delle entrate dell’ente con conseguente aumento dei fondi crediti di dubbia esigibilità è correlata alla scarsa capacità di accertare i crediti derivanti dalla lotta all’evasione o elusione dei tributi. Questa è una battaglia che un’amministrazione saggia deve affrontare immediatamente.

Accertare le responsabilità di questo stato di cose sarà eventualmente compito di magistrati contabili, quello che palesemente salta agli occhi è che la “giovane amministrazione” guidata da Raffaele Bene paga lo scotto di debiti accumulati negli ultimi 20 anni. Mettendo in campo,responsabilmente, lo strumento del dissesto finanziario si dovrà da oggi in poi cambiare pagina, si deve metter mano agli atavici problemi di alcuni uffici che,  vuoi per scarsità di personale vuoi per obsolescenza degli stessi, non riescono a dare gli sperati frutti, danneggiando il normale andamento dell’ente. 

Non sarà sicuramente una passeggiata ma una sfida che solo mettendo da parte bandiere e personalismi potrà portare gradualmente Casoria e le sue degradate periferie ad una auspicabile situazione di normalità e vivibilità. 

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