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Casoria chiede dignità e giustizia per Mario Paciolla

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Lo scorso 20 aprile i  comuni di Casoria, Caivano e Crispano hanno manifestato esponendo degli striscioni per chiedere giustizia per Mario Paciolla, l’operatore ONU ritrovato morto nella sua casa di San Vicente del Caguán il 15 luglio 2020. Dal 2018 si occupava di un programma di reinserimento sociale per ex-guerriglieri delle Farc, partecipava spesso a incontri con le autorità locali, e con il suo lavoro di osservazione sul campo contribuiva alla stesura dei report della Missione.
Così, ha scritto il sindaco di Casoria Raffaele Bene sulla sua pagina Facebook: “Uno striscione per chiedere giustizia sul caso di Mario Paciolla, il giovane cooperatore dell’ONU, ritrovato senza vita in Colombia. Uno striscione è stato esposto presso la Casa Comunale di Casoria, nonché di Caivano e Crispano. I genitori di Mario, i signori Pino Paciolla e Anna Motta, hanno incontrato il primo cittadino con i rappresentanti dell’amministrazione comunale ed insieme hanno esposto lo striscione. “
A distanza di oltre 9 mesi sono ancora tanti gli interrogativi  intorno alla morte del 33enne napoletano. Sarebbe dovuto tornare in Italia il 19 luglio ma è rientrata solo il suo corpo senza vita il 24 dello stesso mese dall’aeroporto El Dorado di Bogotà. Inizialmente, la sua morte è stata dichiarata un suicidio per impiccagione ma l’ipotesi non ha convinto la famiglia né la sua ex fidanzata Ilaria con la quale era rimasto in buoni rapporti. La stessa, nel corso di più interrogatori, ha affermato che Mario si sentiva spiato e tradito dai suoi stessi colleghi, tra cui il contractor che si occupava della sicurezza della missione Onu, nonché ex militare a riposo dell’esercito colombiano.
Inoltre da quanto si apprende sono stati trovati indizi che fanno pensare a un depistaggio e alcuni degli oggetti ritenuti determinanti ai fini delle indagini sono stati inspiegabilmente fatti sparire dalla scena del delitto come computer e cellulare.
In Italia l’equipe medico legale, guidata dal professor Vittorio Fineschi, ha ripetuto l’autopsia e ha eseguito la Tac, trascurata in Colombia, sulle ferite trovate sul corpo di Mario rilevando che la ferita riscontrata sul collo della vittima non sarebbe compatibile con l’impiccagione e non avrebbe potuto provocarne il decesso.
La morte di Paciolla ha delle analogie con ciò che è accaduto a Giulio Regeni e a Stefano Cucchi. Anche questo caso giudiziario è diventato un caso diplomatico. Di tali casi, di ragazzi morti ammazzati mentre erano sotto tutela dello Stato, ne sono infatti piene le cronache degli ultimi anni.