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Casoria: Ambiente e Territorio. Intervista alla consigliera comunale Elena Vignati

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Casoria è tristemente famosa fuori dai confini regionali per essere una della città italiane dove si muore di più per patologie tumorali. A pari merito con Arzano, la nostra città è tra le più colpite dalla piaga del XXI secolo, una malattia subdola e feroce che oltre a distruggere il corpo dell’ammalato, è fonte di preoccupazione e di lutti per la popolazione, e di sicuro comporta un costo notevole per la sanità pubblica, coinvolgendo progressivamente tutte quelle città dell’area nord partenopea interessate in questi anni da sversamenti e roghi tossici, che hanno trasformato comuni un tempo periferie tranquille e a misura d’uomo, in luoghi di desolazione e abbandono, colpiti inesorabilmente dalle conseguenze causate dalla cosiddetta “Terra dei Fuochi”.
Acerra, Arzano, Casoria, Nola e Casavatore. Sono solamente alcune delle città maggiormente colpite dall’incidenza di patologie neoplastiche tra la popolazione residente, basti pensare che nell’area compresa tra Casoria e Casavatore l’indice di mortalità per tumore al colon e al retto è due volte più alto di quello registrato nell’intera penisola italiana. Dati che, se confrontati con quelli dei primi anni ‘80, dimostrano l’inquietante incremento di morti per cause oncologiche nel cosiddetto “triangolo della morte”.
«Negli anni 80 i tumori del colon e del retto nell’area metropolitana di Napoli avevano una bassissima incidenza mentre negli ultimi tempi questa è notevolmente cresciuta: abbiamo riscontrato, per alcuni tumori, un nesso di casualità tra il particolare tipo di inquinamento del territorio con la neoplasia sviluppata». Queste le parole pronunciate dal direttore sanitario dell’Università Luigi Vanvitelli ed ex direttore del distretto sanitario di Casoria Fernando Russo nel 2018 ai microfoni di Nano TV. Situazione che, a leggere i numeri pubblicati sul registro dei tumori campano, non sembra affatto migliorata. Tutt’altro. Negli ultimi due anni la qualità dell’area in questi territori è drasticamente peggiorata, come dimostrano i dati ARPAC in materia. L’aggiornamento del Registro dei tumori è al 2013. I dati ci dicono che la Asl si colloca a un livello superiore, statisticamente significativo, rispetto alla media italiana ed a quella di altre Regioni del Sud. Dati uguali a quelli che si rilevano invece nelle zone del Nord, ad elevata industrializzazione.
In Campania i tumori infantili nel periodo di tempo compreso tra il 1992 e il 2012 sono passati dall’essere 108 a 165 per milione di abitanti. Un dato preoccupante, che trova il suo picco tra Marigliano, Nola, Casoria ed Afragola.
Ma non è tutto. I continui scarichi di scorie tossiche sotto i nostri piedi hanno irreversibilmente inquinato  il sottosuolo, causando numerosi problemi all’agricoltura del territorio. Ad oggi 33 ettari su 50 mila di suolo agricolo nella cosiddetta Terra dei Fuochi sono stati interdetti alla coltivazione per presenza di rifiuti o di contaminanti. Questa è solamente una minima parte, lo 0,06% del suolo agricolo coltivabile.
Oltre ai danni causati dalla camorra con i suoi sversamenti illegali nelle nostre campagne, è doveroso denunciare ancora una volta la presenza di massicce quantità di eternit nelle case popolari e non, delle province di Napoli e Caserta.
L’amianto in Campania è presente nella maggioranza delle costruzioni del dopoguerra. Risulta tra le maggiori cause di neoplasie alla vescica nelle zone della “Terra dei Fuochi”, numeri shock se confrontati alla media nazionale. Proprio  per questo  chi ne ha la possibilità decide di lasciare definitivamente queste zone che, a malincuore, ci tocca definire maledette. Sono molte le giovani coppie di neo sposi che preferiscono vivere lontane dalla paura di tumori e malattie causate da un’aria sempre più insalubre, e che sono disposte a tutto per dare un futuro diverso ai loro figli, anche a sacrifici economici non indifferenti. Un trend, che se non invertito porterà queste terre così martoriate ad un lento ed inesorabile spopolamento.
Il Giornale di Casoria, in merito a questo delicato e attuale  argomento, ha ascoltato la consigliera comunale Elena Vignati, che da anni porta avanti battaglie  in materia ambientale.
Buongiorno e grazie per la disponibilità Elena. Partiamo subito in medias res. Tu sei da sempre molto attiva riguardo la problematica d’inquinamento tra Casoria, Casavatore, Acerra e Nola. Come mai la situazione dei roghi tossici non accenna a fermarsi, come è possibile che ancora oggi a Casoria non si sia presa una decisione definitiva su questo problema?
Anni fa, in epoca del Commissario Prefettizio che ha preceduto la Giunta Fuccio , da semplice cittadina attiva , insieme a tanti altri attivisti, sottoscrivemmo una petizione per proporre l’attuazione della legge regionale sull’istruzione e l’aggiornamento periodico del registro delle aree oggetto di sversamento dei rifiuti e roghi tossici. Il Commissario accolse le nostre petizione dando applicazione alla legge regionale. Nonostante le nostre continue sollecitazioni per il rispetto della norma che prevede l’aggiornamento periodico del registro, pare che nulla sia stato fatto. A Casoria purtroppo manca ogni tipo di controllo del territorio, figuriamoci quello ambientale che evidentemente non è una priorità delle amministrazioni che si sono succedute.
A Casoria la possibilità di ammalarsi di tumore nel corso della vita è più alta rispetto ad altre zone di Napoli. Vivere a Casoria diventa sempre difficile, come affronta lei da cittadina questa situazione?
Tutti i cittadini di Casoria subiscono questa situazione, almeno oggi questi dati sono evidenti dopo l’istituzione in Campania ( buona ultima ) del registro tumori. È da tempo che si conosce da dati provenienti da varie fonti che nel triangolo tra Casoria, Casavatore ed Arzano, vi è un’alta incidenza di patologie neoplastiche. Tante possono essere le cause, proprio i roghi tossici di rifiuti , alcuni indicano la storica presenza sul nostro territorio dell’industria chimica, fino agli anni ‘70 e la mancata bonifica di dette aree, altre indicano la forte conurbazione e il traffico urbano, essendo il territorio attraversato, specie Casoria, da grandi assi viari ma anche dalle rotte degli aerei  diretti all’aeroporto di Capodichino. L’attraversamento dei veicoli a motore, crea immissioni nell’atmosfera di polveri sottili e sostanze tossiche. Oltretutto, pare che non abbia poca influenza, la presenza dell’inceneritore ad Acerra, infatti sembra che i venti prevalenti, conducano alla caduta sul territorio di Casoria, dei particolati emessi dal camino dell’inceneritore. Non a caso, leggendo i dati Arpac, si rileva una forte criticità sul territorio di Casoria, segnalata dai rilevamenti delle centraline, tale da creare un allarme rispetto al numero eccessivo di giorni in un anno, in cui, il PM10 supera i valori massimi consentiti.
Lei è tra le più impegnate in questa battaglia. Non si sente presa in giro dalle istituzioni che sembrano non interessarsi al problema ?
Manca una vera cultura di tutela dell’ambiente, in molte città per esempio, stanno piantando alberi che hanno la peculiarità di abbattere fortemente il Pm10 nell’aria ma questo sembra che i nostri amministratori non lo sappiano.
Cosa può dirci nello specifico dello sversamento di rifiuti tossici nell’area adiacente a Via Castagna/Ikea Afragola
Mi verrebbe da dire che è uno schifo e non si capisce perché questo programma non si affronta e non si risolve. È accertato che la maggior parte di quei rifiuti, proviene dalla selezione dei rifiuti praticata dalle popolazioni rom che abitano indecorosamente nei campi adiacenti al raccordo con Ikea. Non sarebbe difficile convincere queste popolazioni a non praticare più un’attività illegale mediante il presidio costante del territorio. In questa attività come in quella di contrasto ai roghi tossici, sarebbe utile il raccordo istituzionale con i comuni di Afragola e Casalnuovo.
A Casoria molte costruzioni di edilizia popolare e privata contengono amianto. Anche questo comporta un incremento di tumori sulla popolazione, e neanche i bambini sono esenti da tutto ciò. Nessuno ha mai proposto la bonifica di questi edifici? Lei cosa pensa di questa situazione. Cosa si sente di consigliare ai giovani di Casoria ?
Riguardo alla presenza di amianto sul territorio di Casoria e l’incidenza dei tumori sulla popolazione, bisogna estrapolare quelli provocati dalla presenza di un’area industriale che produceva tubi in amianto, di cui andrebbe verificato l’attuale stato. Storicamente si è utilizzata la fibra di amianto nella costruzione di tubi e lamiere, utilizzata sia in edilizia privata che pubblica. La normativa vigente prevede che questi manufatti non vadano necessariamente rimossi se sono integri e non immettono polveri nell’aria e suggerisce alcuni azioni per evitare che ciò succeda come metterli in sicurezza. Un censimento serio sul territorio degli immobili con manufatti di amianto, andrebbe effettuato per invitare i proprietari ad attuare le norme previste dalla legge.
Penso che bisogna fare azioni affinchè una giusta cultura ambientale diventi propria della popolazione, ai giovani consiglio di impegnarsi sulle tematiche ambientali per tutelare la qualità della loro vita presente e futura, pensando a creare le condizioni per un futuro migliore. Tutto ciò si ottiene solo lottando per il proprio diritto alla salute e non assistendo passivamente a ciò che accade intorno a noi, voltandosi dall’altra parte . Su questi temi, grandi sono gli interessi in gioco e solo con una diffusa e popolare richiesta di miglioramento della qualità della vita e dell’aria che respiriamo, si può realmente dare una svolta alle pigrizie create dai grandi interessi economici che vogliono che nulla cambi.
Grazie mille per la disponibilità Elena. Tutti noi ci appelliamo al buonsenso di chi ci governa, augurandoci che in un futuro non troppo lontano la situazione possa definitivamente  cambiare in meglio.