Stiamo vivendo tempi difficili; il Presidente Conte, poche ore fa, ha annunciato una misura storica: l’Italia si
ferma a causa di quella che, ormai, ha assunto le dimensioni di una pandemia.
Solo pochi giorni fa, esperti virologi e pilastri dell’informazione ci dicevano che il rischio per la nostra
Nazione era pari a zero, ed anche il Sindaco Bene, per la verità apprezzabile per la puntualità degli interventi
via social e per il tono fermo ma rassicurante, ci diceva che tutto era sotto controllo.
La verità, invero, in queste ore si sta affermando in tutta la sua drammaticità, ed è quanto di più lontano ci
sia dal poetico epilogo scritto da
García Márquez
.
La città appare svuotata fin dalle prime ore del mattino, tranne che per i pochi che si recano a lavorare o a
fare i necessari acquisti, oppure per gli imperterriti avventori i quali, per strada o in piazza, magari cercando
ristoro nel tepore del sole mattutino, tentano di scacciare la paura illudendosi che fare finta di nulla possa
allontanare qualsiasi rischio di contagio, quasi che ricorrere ai consueti riti apotropaici possa servire da
ultimo
refugium peccatorum
.
Un dato positivo è bene fornirlo subito: gli appelli della politica e delle istituzioni sembrano aver fatto presa
sui cittadini e sugli esercenti, e di questi tempi non era affatto scontato.
Il guaio è che finora è mancata la capacità di affrontare in modo univoco e trasparente la vicenda; fino a
pochi giorni fa non c’era nemmeno un protocollo unico per i medici che affrontavano i primi casi di
Coronavirus, e della contraddittorietà dell’informazione abbiamo già detto.
Come si può pretendere che la gente si uniformi a dettami così drastici se in televisione si passa dal dramma
storico alla banale influenza?
A guardare i dati e pur senza essere esperti, appare chiaro che il famigerato Covid-19 ha un target ben
preciso: persone anziane, immunodepresse o affette da serie patologie che minino l’efficienza della risposta
immunitaria, ma questo dato non può e non deve essere una consolazione, al di là delle ovvie implicazioni
umane e sociali.
L’Italia, infatti, sta scoprendo solo ora cosa rappresentino anni di tagli alla sanità e di finte lotte agli sprechi,
distratti come siamo stati a rincorrere improbabili rischi antidemocratici e ad ergerci a paladini della lotta
alle iniquità.
E Casoria, come tutti gli altri comuni, dovrà adeguarsi e fare del proprio meglio. Il draconiano Decreto “Io
resto a casa” non è stato ancora accompagnato dalle necessarie misure economiche che tengano conto
delle esigenze dell’economia, e il rischio di ritrovarsi tra due mesi con un tessuto economico ridotto in
brandelli è molto più che concreto; le forze dell’ordine hanno già espresso la propria difficoltà nell’affrontare
i controlli richiesti sulla mobilità delle persone e, senza entrare troppo nel merito delle implicazioni
costituzionali, sembra davvero arduo pensare di controllare flussi di migliaia di pendolari per i quali non può
esserci nessun obbligo di restare a casa.
Persino un blocco totale di ogni attività risulterebbe probabilmente deleterio, sebbene in queste ore si parli
di un ennesimo giro di vite dal quale solo le farmacie e la vendita di generi alimentari o di prima necessità
dovrebbero uscire indenni.
In una situazione del genere, un Comune come il nostro che già versa in una situazione finanziaria molto
precaria ha l’assoluto imperativo di resistere ma nel contempo di iniziare a programmare il
day after
.
L’appello accorato alla politica ed alle istituzioni è di evitare sterili polemiche e contrapposizioni inutili in
nome di un’unità d’intenti che, in questo momento, rappresenta l’unica plausibile risposta ad una
emergenza globale.
Il tempo dei processi e delle responsabilità arriverà, prima o poi, ma adesso è il momento di stare tutti dalla
stessa parte… magari restando a casa!
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