Home Cronaca & Attualità Capannoni che bruciano, ripensare la sicurezza antincendio.

Capannoni che bruciano, ripensare la sicurezza antincendio.

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Ad Arzano ci sono volute quasi dieci ore di attività incessante dei vigili del fuoco per spegnere fino all’ultimo focolaio dell’incendio divampato nel deposito di materiale vario, in prevalenza merce destinata ai cosiddetti negozi cinesi. Risultato: un capannone completamente distrutto e quello adiacente, in cui era stoccata carta, sul quale dovranno essere eseguite verifiche statiche per verificarne l’agibilità. 
Nelle prime ore, mentre l’incendio era ancora in corso, sono subito scattate le verifiche da parte dell’Arpac sulle centraline di monitoraggio presenti in zona al fine di verificare la qualità dell’aria e l’eventuale contaminazione da diossine e furani sprigionati dalla combustione della tanta, troppa, plastica contenuta nel capannone. 
Al momento i dati grezzi racconti non stanno indicando una variazione significativa di elementi inquinanti riconducibili all’incendio ma la considerazione riguardo questo problema è un’altra, di carattere più generale. 
Quello di Arzano non è il primo grande incendio avvenuto negli ultimi mesi. Tutti ricordiamo il gigantesco incendio del 13 ottobre dell’industria di produzione di plastica ad Airola. Una gigantesca nube tossica che solo per la presenza del forte vento di quei giorni è stata dispersa chissà dove…Il 9 novembre invece è andata a fuoco l’industria di frigoriferi a Gricignano ed ancora non è chiaro se è dove siano andate a posarsi le diossine sprigionate da quell’incendio. 
Vicine, lontane, poche o tante  che siano le diossine sprigionate da questi incendi sono sempre pericolose e per giunta ricadenti in un territorio già pesantemente inquinato dalle polveri sottili (PM10, PM2.5). Depositate per esempio sulla verdura o frutta che consumiamo, se ingerite possono provocare tumori.
Serve dunque rivedere completamente i sistemi di sicurezza antincendio in queste industrie, obbligandole a strutturarsi con sistemi di rilevamento sensibilissimi e sempre attivi, in modo da impedire che questi incidenti arrivino a conseguenze così disastrose. 
Sia pure comunemente dannosa per l’ambiente, prodotta o riciclata che sia, la plastica è ancora troppo importante per il nostro vivere quotidiano. Difficile immaginare un mondo che ne possa fare senza in tempi brevi. Utile e dannata dunque ma proprio per questo bisogna fare in modo che non produca danni alla nostra salute ed al futuro dei nostri figli.

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Ha iniziato l'attività giornalistica come cronista nel 1994, ancor prima di conseguire la Laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II (2003). Formatosi presso il settimanale della Curia Arcivescovile di Napoli "Nuova Stagione" e presso un periodico locale "Casoria Due" distribuito nella provincia a nord del capoluogo, ha svolto numerose collaborazioni quotidiani di rilievo regionale, in qualità di corrispondente dal comprensorio dei comuni a nord di Napoli. Tra le testate dove ha pubblicato propri servizi ed articoli: Il Roma, Il Giornale di Napoli, La Città, Metropolis e presso il quotidiano on-line Napoli.com. A partire dal 1999, all'attività di free lance, ha associato il lavoro presso Uffici Stampa di Enti Pubblici, tra cui la Provincia di Napoli, il Comune di Casoria, il Comune di Qualiano e l'Agenzia "Città del Fare". Nel settore della carta stampata è stato Caporedattore della rivista specializzata nel mondo della disabilità “Noi, gli altri, edita dall'A.I.A.S. (2004); è stato fondatore e direttore del settimanale "L'Urlo" edito nell'area giuglianese (2006) nonché fondatore e direttore del settimanale free press "Laltrolato" pubblicato nell'area nord di Napoli (2008). Nel settore radio-televisivo è stato redattore del radiogiornale di "Radio Ombra Sound" (1998) e collaboratore di trasmissioni di intrattenimento politico presso la televisione locale Tele Club Italia (2007). È stato direttore del Tg dell'emittente web UnicaChannel .