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Brexit, l’Inghilterra ha deciso: il Regno Unito fuori dall’Unione Europea

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brexit_inghilterra_ueIl 23 Giugno sarà una data importante, presente nei libri di storia delle generazioni future. L’Unione Europea perde uno degli stati più potenti sotto tutti i punti di vista. Nel Regno Unito, si è votato per il Brexit, ovvero il referendum indetto per far decidere al popolo l’eventuale permanenza nell’Unione Europea. Il quesito è stato: “Il Regno Unito dovrebbe restare un membro dell’Unione europea o dovrebbe lasciare l’Unione europea?”. Il 51,9% ha scelto la risposta “Lasciare l’Unione europea” sancendo così l’uscita, che avverrà dopo dei negoziati che dureranno un paio di anni. Non è una cosa nuova per il Regno Unito, sin dal suo ingresso avvenuto nel 1973, è stato motivo di discussione.

Questo è stato il secondo referendum che si tiene nel Regno Unito su tale argomento. Il primo tentativo nel 1975 si chiuse con la vittoria (67%) di chi voleva l’adesione. E’ importante in ogni caso mettere in evidenza l’evoluzione dell’Unione Europea rispetto a 40 anni fa, cambiamenti che hanno portato il popolo Britannico a prendere questa drastica decisione. Dai dati si evince che il popolo è diviso a metà, un’attenta analisi del voto, fa notare come nelle città più industrializzate e nella capitale, la scelta sia stata quella di restare nell’Unione Europea, mentre nelle zone più rurali, e forse più legate alla tradizione di un popolo che ha sempre regnato e dominato, un popolo di colonizzatori, che non ha considerato importante l’economia mondiale, si sia sentita l’esigenza di uscirne. Anche l’età sembra essere un fattore importante nel voto, la maggior parte degli under 24 volevano l’Europa.  Questo evento denominato “Leave” cambia le carte in tavola per gli stranieri che lavorano e sono residenti nel Regno Unito:  accesso ai servizi sanitari, tasse universitarie, riconoscimento dei titoli di studi, dazi doganali per le merci importate ed esportate, diritto alla casa. Tutto sarà messo in discussione e sarà motivo di rinegoziazione.

A parte gli effetti immediati, come l’indebolimento della Sterlina, la caduta dei mercati, quali potranno essere le conseguenze? Durante la campagna di preparazione a questo referendum, gli euroscettici ponevano in primo piano i vantaggi dell’uscita, rilevando e affermando “un maggior controllo sull’immigrazione, una maggiore libertà dalla burocrazia europea, una miglior posizione nel condurre trattative commerciali, senza le linee guida e i limiti imposti dall’Unione Europea”. Di contro, chi ha lavorato per la permanenza e la creazione delle relazioni con gli altri stati europei, ha messo in primo piano gli eventuali problemi che possono nascere dall’uscita dall’UE, “la riduzione della sicurezza nazionale, per il fatto di non poter consultare le banche dati mondiali, una minor influenza sugli affari a livello mondiale, ritardi negli investimenti che porterebbe a problemi per le piccole e medie imprese”. Fatto sta che il popolo ha deciso, dimostrando, con un’affluenza al voto del 72,2%, di voler essere  padrone del proprio futuro partecipando alla decisione del proprio futuro  con grande consapevolezza. Aldilà di tutto, una lezione per chi non è abituato a tutto ciò, una lezione per noi Italiani abituati a chinare il capo.

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Raccontare quello che accade senza dare giudizi, senza cedere alle pressioni, probabilmente non è il giornalismo dei giorni nostri, ma è sicuramente dare il giusto servizio ai lettori. Vive a Casoria, scrive, fotografa, sogna.