attentato nizza camionC’è il rischio di farci l’abitudine, di restare inebetiti di fronte alle fonti di informazioni, inermi e senza la forza di reagire. Le lacrime non hanno più la forza di assecondare la forza di gravità e solcare le guance. In ogni parte del mondo a frequenza settimanale, assistiamo ad eventi che non hanno una logica, una strategia se non quella del terrore. Nessun posto può considerarsi al sicuro, nessuno può considerarsi libero. Stanno prendendo il controllo della nostra mente, e nessuno ha idea di cosa si possa fare. Nizza ore 22:30 un tir impazzito si fionda sulla folla a 80 Km/h guidando a zig zag per uccidere quante più persone possibili. Alla guida un franco-tunisino, come tanti che vivono in un paese moderno europeo con forte integrazione razziale. Uno qualunque a cui è stato praticato il lavaggio del cervello, uno senza coscienza in nome della religione che ha sempre diviso i popoli e creato le guerre più sanguinose. Al momento 84 morti, molti dei quali bambini, durante i festeggiamenti di una delle date più importanti per la Francia. Il 14 Luglio, la presa della Bastiglia, funestata da quest’orribile evento, sporcata per sempre dalle orribili immagini che ormai siamo abituati a vedere. Nella loro follia, gli attentatori hanno una strategia precisa, orari e posti in cui c’è più affluenza di persone ignare e felici di trascorrere giornate spensierate. Altri fiumi di parole si susseguiranno a questa ennesima tragedia, analisi, intelligence, ideologia, filosofia politica, terrorismo, le parole che la faranno da padrone sui media per provare a spiegare  a noi illusi e indifesi cittadini cosa sta succedendo. Ora tutti alla ricerca della causa, del colpevole, di chi poteva e chi doveva.  La verità è che ormai è tardi, la causa è da ricercare nella politica internazionale degli ultimi venti anni, in quella politica che ci ha portato più volte in guerra nelle zone dove poi è nato lo stato Islamico, quella politica che non è stata capace realmente di creare integrazione, ma solo una seria e profonda ghettizzazione.  In queste condizioni, ognuno di noi è avvolto da catene  mentali per le quali diventa sempre più difficile dare una spiegazione, difficile spiegare ai più giovani ai bambini, difficile rassicurarli.  Abbiamo negli occhi il terrore e l’illusione che non possa capitare a noi, che siano cose distanti e quasi televisive, purtroppo non è così, non esistono più confini, il mondo è diventato un posto piccolo, un posto dove chiunque ci passi accanto può essere un seminatore di morte e dolore, un mondo dove la parola fiducia assume un significato diverso. Dobbiamo avere la forza di non accettare tutto questo in modo passivo, dobbiamo avere la forza di reagire al terrore, di non darla vinta a chi del terrore ne ha fatto il proprio stile di vita.

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