L’episodio è grave anche se le conseguenze in termini di danni alle cose sono stati lievi e non si registrano problemi per le persone, ma il tentativo di incendiare la sede della Lega di Casoria è un atto vile e preoccupante, tanto più che è avvenuto immediatamente dopo le manifestazioni del 25 aprile le quali, in tutta Italia, hanno portato migliaia di persone a riversarsi per le strade e a festeggiare.

Vero è che la consueta commemorazione in Piazza Cirillo ha visto la partecipazione di uno sparuto gruppetto di persone e che la maggior parte dei cittadini ha preferito migrare verso lidi marini, ma nessuno avrebbe pensato che dall’indifferenza si passasse alle vie di fatto, tradendo in termini pratici e ideologici quel simbolo, quell’ideale di libertà e democrazia che la Liberazione rappresenta ancora per la maggior parte degli italiani.

Casoria si trova alla vigilia della tornata elettorale che dovrà sancire il nome del nuovo Primo Cittadino, in un momento storico particolarmente difficile per la nostra città ed episodi del genere rischiano di avvelenare il clima anzitempo; per questo motivo ci saremmo aspettati delle reazioni più dure e pronte da parte della politica nella sua interezza.

Tra i primi a condannare in modo fermo l’accaduto via social, il candidato della Coalizione Civica Raffaele Bene, che parla di stupidità e di violenza, così come Elena Vignati del Movimento 5 Stelle la quale esprime piena solidarietà alla Lega, mentre Angela Russo di Forza Italia e a capo della coalizione di centro destra, si è detta dispiaciuta ed incredula. Dal canto suo la Lega, attraverso il responsabile Gennaro Crispino fa sapere di non avere intenzioni di lasciarsi intimidire.

Non altrettanto pronte le reazioni degli altri candidati e del centro sinistra in generale, almeno al momento in cui scrivo.

Siamo certi che tutti esprimeranno prima o poi una condanna dell’accaduto ma nel web serpeggia un’evidente spaccatura, almeno a giudicare dalle opinioni e dai commenti di tanti che in qualche modo pensano che la cosa possa essere collegata all’antico astio dei meridionali per il partito che fu di Bossi e che ora è guidato da Matteo Salvini.

Che l’Italia non abbia ancora risolto le vicende del dopoguerra è cosa risaputa, ed è altrettanto evidente che la vicenda è stata alimentata da anni di omissioni e di omertà, quasi si volesse nascondere la polvere della storia sotto il tappeto del quotidiano ma una nazione cresce e diventa matura solo se rinuncia a scendere a patti e rifiuta ogni tipo di compromesso.

Per fortuna si è trattato di un episodio isolato e senza conseguenze, ma viene da chiedersi quali sarebbero state le reazioni a parti invertite.

Speriamo che il clima torni sereno e che tutti i candidati possano parlare apertamente e liberamente di programmi e di idee, le uniche cose di cui i cittadini dovrebbero e vorrebbero interessarsi.

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