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Arpino, se il Comune cede le sedi all’Asl…

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Dopo il provvedimento di inibizione della storica sede del “comune di Arpino” emesso dall’ASL – con tanto di sanzione economica ad alcuni dirigenti inadempienti – che ha comportato la chiusura degli uffici di anagrafe e stato civile; l’amministrazione prova a correre ai ripari. Ma il rimedio proposto rischia di diventare peggiore dei mali. 
Con una delibera di Giunta l’amministrazione ha dato la disponibilità per realizzare nella sede di Arpino un Ospedale di Prossimità dell’ASL. Queste strutture sono destinate ad essere la più importante novità della riforma del sistema sanitario, dopo la pandemia di coronavirus. 
Dei luoghi di cura dove si dovrebbero concentrare servizi di medicina di base, diagnostica, analisi e Cup; un castello di sogni che proprio dai medici di base viene considerato una chimera. 
Ma a parte il fatto che salta all’occhio la coincidenza che l’Asl dichiari inagibile la sede del Comune che poi gli viene data in disponibilità, sullo sfondo della vicenda c’è la triste fine di quella della sede comunale di via Benedetto Croce. Quegli uffici sono stati per quarant’anni il simbolo dell’autonomia di Arpino. Con gli uffici di anagrafe, stato civile e polizia municipale a rappresentare il punto di riferimento per i cittadini della frazione che avevano negli uomini e nelle donne che vi lavoravano l’unica opportunità di non sentirsi cittadini di serie B; di sentirsi casoriani. 
Ma negli anni sono andati di pari passo sia il progressivo impoverimento del personale che la carenza di manutenzione delle strutture. Fino a giungere al provvedimento di inibizione disposto dall’Asl che ha comportato l’immediato trasferimento dei servizi. 
Tuttavia la decisione dell’amministrazione è al momento fortemente osteggiata da tutta l’opposizione e da diversi consiglieri di maggioranza che avrebbero annunciato il loro voto negativo allorquando il provvedimento definitivo di assegnazione della sede all’Asl dovrà passare per il Consiglio Comunale. 

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