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Approvato alla Camera il ddl di riforma del diritto di famiglia

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divorzio-breveIl sì a larghissima maggioranza tra plausi e critiche

A quarant’anni dal referendum sulla legge Fortuna-Baslini, viene approvato alla Camera, a larghissima maggioranza (381 sì, 30 contrari, 14 astenuti) e in prima lettura, il ddl di riforma del diritto di famiglia, noto, anche, come “divorzio breve”. La normativa riduce i tempi per lo scioglimento del matrimonio: 12 mesi per quello contenzioso, 6 mesi per quello consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Non bisogna più, dunque, aspettare tre anni dalla separazione per ottenere il divorzio. In caso di separazione giudiziale, il termine decorre dalla notifica del ricorso. L’accordo sulla comunione dei beni viene meno nell’istante preciso in cui il giudice acconsente alla residenza separata dei coniugi, o, in alternativa, nel momento in cui viene sancito l’addio in forma consensuale.

Le norme della nuova legge si applicheranno anche ai procedimenti in corso. Il testo passa, ora, al vaglio del Senato. Favorevoli i deputati del M5S, insieme a Pd, Fi, Sc, Sel e Fdi. La Lega ha lasciato liberi i propri deputati di decidere secondo i personali convincimenti. Non sono, tuttavia, mancate critiche. Le più taglienti quelle di Palmieri di Forza Italia: “La risposta che viene data è sbagliata. Il divorzio non va inteso come un diritto ma come una ‘extrema ratio’, e di Prataviera della Lega: “Diciamo no ad un incremento, che queste norme possono determinare, dei matrimoni di comodo con gli stranieri per accelerare l’iter di ottenimento della cittadinanza”. Siamo alla vigilia di un fondamentale passo verso una maggiore libertà individuale in una materia così intima, ma, al tempo stesso, così condizionata dal retroterra culturale cattolico nostrano.

Tanto affanno, politico e non, per l’istituto del matrimonio, per il quale vige la tutela costituzionale sancita ex articolo 29, posto a fondamento della famiglia, società naturale e formazione sociale attraverso la quale si sviluppa la personalità degli individui che ne fanno parte (anzi, è sicuramente la prima e più importante formazione sociale). C’è da chiedersi, poi, se sia un caso che questa apertura coincida con un periodo storico di profondo riformismo e rinnovamento, giuridico, istituzionale e anche morale, basti pensare alla figura del nostro “laicissimo” Papa.

Ciò nonostante, restano ancora aperte fondamentali questioni nel nostro sistema, concernenti, ad esempio, l’introduzione dei patti prematrimoniali, la possibilità di un vero affidamento condiviso, la creazione di una sezione speciale della famiglia nei tribunali, l’introduzione di un istituto ad hoc, simile al matrimonio, per tutte le coppie diverse da quelle eterosessuali. Bisogna lavorare duramente e in modo certosino. Un impegno imprescindibile per l’Italia, Stato che si asserisce garante dei diritti inviolabili e delle più alte libertà della persona e che vanta, questo sì, una delle Costituzioni più evolute e democratiche del mondo.