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Aperture ragionate, ma non troppo

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Il Premier Mario Draghi nella conferenza stampa in cui ha annunciato le riaperture del prossimo 26 aprile, a cui ne seguiranno altre nei giorni a venire, ha parlato di “rischio ragionato, fondato sui dati, che sono in miglioramento, non drammatico, ma in miglioramento”.

Una decisione che è stata influenzata dalla situazione economica del Paese che per coloro che hanno dovuto sopportare mesi e mesi di chiusure è diventata drammatica. Senza contare che soprattutto per i dipendenti delle attività private il sistema del welfare non è stato tempestivo come ci si aspettava e quindi le famiglie – degli imprenditori come degli stipendiati – hanno accumulato debiti che oggi rischiano di “mangiarsi” ogni possibile aiuto, sotto forma di capitale, che il Governo potrebbe dargli con gli ulteriori 40 miliardi dello scostamento di bilancio previsti nel Def.

Una situazione che sta di fatto costringendo gli italiani alla peggiore delle scelte possibili: mettere a rischio la propria salute piuttosto che la propria sopravvivenza economica. Per questo la gestione dell’emergenza sanitaria,  specie nella nostra regione, stava diventando un problema sempre più sociale. Bisognava disinnescare in fretta una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Ed ecco che il rigorista Draghi, dando retta alla corrente aperturista del suo governo, ha annunciato un allentamento delle misure anticovid, fermo restando il sistema di divisione delle regioni sulla base dei tre colori: rosso, arancione e giallo, al primo timido segnale di miglioramento della curva dei contagi.

Oppure, come nel caso della Campania, diventata arancione non tanto per il numero di contagiati in senso assoluto ma per l’allentamento della pressione sugli ospedali e soprattutto sulle terapie intensive. La sensazione che si è avuta, sentendo le parole del Premier, è che vi sia l’intenzione di “vedere l’effetto che fa”. Ovvero come avrebbe reagito la gente alla notizia della potenziale, prossima riapertura totale.

Ma a giudicare dalle scene viste nell’ultimo fine settimana l’effetto che ha fatto è stato poco incoraggiante. La sensazione è stata di un via libera anticipato ed ecco che la gente si è riversata nei luoghi pubblici, parchi compresi. Specie da parte dei giovani, la vera spina nel fianco di questa pandemia, perché incuranti delle regole anticontagio e arroganti nei confronti di quelli che li richiamano al rispetto ed alla responsabilità.

Fonte foto: Corriere.it

La realtà è che il buon esito della progressiva riapertura del Paese dipende essenzialmente da noi stessi. Le riaperture non possono prescindere dalle regole di distanziamento, dall’uso delle mascherine, dall’igienizzazione delle mani e dal contingentamento degli ingressi nei luoghi chiusi. Questo specialmente nelle scuole dove vale un discorso a parte perché luoghi al chiuso dove i nostri figli passano svariate ore e quindi vettori di potenziale contagio. Luoghi dove l’uso della mascherina deve essere rispettato in maniera ferrea.

E’ dunque dai nostri singoli comportamenti che dipende il buon esito delle riaperture e quindi la ripresa economica del Paese. Perchè tutto vada per il meglio però c’è bisogno che ognuno di noi pensi al rispetto delle norme anticontagio come ad un gesto che è parte di un comportamento comunitario e non individuale. E’ questa l’unica, concreta, speranza a cui dobbiamo attaccarci.

Con il ripristino della zona gialla, arriverebbe la conseguente apertura dei ristoranti, almeno a pranzo, dei bar ma anche di musei, cinema e teatri, con ingressi contingentati. Insomma il vero ritorno alla quasi normalità. Ma dipende da quanto siamo disposti a mettere da parte l’individualismo.

Non resta dunque che aspettare venerdì 23 aprile, il giorno in cui concretamente, in base al numero di contagiati e guariti ma anche di vaccinati, ai posti occupati in terapia intensiva e all’Rt, l’indice di trasmissibilità del Covid-19, saranno decise le riaperture. Sta a noi farci trovare pronti.

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Paolo Borzillo
Ha iniziato l'attività giornalistica come cronista nel 1994, ancor prima di conseguire la Laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II (2003). Formatosi presso il settimanale della Curia Arcivescovile di Napoli "Nuova Stagione" e presso un periodico locale "Casoria Due" distribuito nella provincia a nord del capoluogo, ha svolto numerose collaborazioni quotidiani di rilievo regionale, in qualità di corrispondente dal comprensorio dei comuni a nord di Napoli. Tra le testate dove ha pubblicato propri servizi ed articoli: Il Roma, Il Giornale di Napoli, La Città, Metropolis e presso il quotidiano on-line Napoli.com. A partire dal 1999, all'attività di free lance, ha associato il lavoro presso Uffici Stampa di Enti Pubblici, tra cui la Provincia di Napoli, il Comune di Casoria, il Comune di Qualiano e l'Agenzia "Città del Fare". Nel settore della carta stampata è stato Caporedattore della rivista specializzata nel mondo della disabilità “Noi, gli altri, edita dall'A.I.A.S. (2004); è stato fondatore e direttore del settimanale "L'Urlo" edito nell'area giuglianese (2006) nonché fondatore e direttore del settimanale free press "Laltrolato" pubblicato nell'area nord di Napoli (2008). Nel settore radio-televisivo è stato redattore del radiogiornale di "Radio Ombra Sound" (1998) e collaboratore di trasmissioni di intrattenimento politico presso la televisione locale Tele Club Italia (2007). È stato direttore del Tg dell'emittente web UnicaChannel .