Ambiente, purchè se ne parli

Il G20 di Roma è stato il primo grande vertice internazionale non condizionato totalmente dalle restrizioni dovute al coronavirus. Un vertice che per la prima volta ha visto i grandi leader mondiali confrontarsi vis à vis sui problemi mondiali rilanciando il multilateralismo come metodo per provare a risolverli, primo fra tutti l’ambiente. 
Condizionati dal fatto che il G20 romano precedeva di qualche giorno il Cop26, la conferenza ONU sul clima tenutosi a Glasgow in Scozia, i principali capi di governo del mondo hanno dovuto innanzitutto fare mea culpa sul fallimento, ormai chiaro, dell’obiettivo di azzerare entro il 2050 le emissioni in atmosfera di gas tossici. Per troppo tempo i grandi inquinatori del mondo, Cina in testa, se ne sono fregati; basti guardare che ancora oggi il premier cinese Xi Jinpig è intervenuto – così come il russo Putin – in videoconferenza. 
Tuttavia l’accordo per un aumento massimo di 1,5 °C della temperatura della terra mediante una generale riduzione globale delle emissioni, da raggiungere non più “entro” ma “intorno” al 2050, rappresenta un buon compromesso perché soprattutto impegna per la prima volta tutti insieme UE, Stati Uniti, Russia, Cina e India. Praticamente tutti gli inquinatori più importanti della terra.
Questa soluzione anche se fa gridare allo scandalo la stessa Greta Thunberg può invece essere considerata accettabile anche dagli ambientalisti. Una transizione ecologica più veloce avrebbe una ricaduta nelle vite di ognuno di noi a cui non siamo ancora preparati. 
È non si tratta solo di cambiare frettolosamente la nostra auto con una costosissima auto elettrica, di accettare qualche pala eolica o dei pannelli solari su una vallata, oppure di svolgere la racconta differenziata in maniera meno pigra e più efficace. 
Una transizione ecologica rapida, drastica significherebbe dover fare a meno della frutta che non è di stagione; ridurre radicalmente il consumo di carne rossa; una rivoluzione totale nell’uso dei detersivi e dei cosmetici. 
Ebbene nonostante in questi anni sia nettamente cresciuta la coscienza ecologica della società non siamo ancora preparati a rivoluzionare la nostra vita dall’oggi al domani. 
È questo un compito che spetta ai Governi che possono farlo in modo graduale, proprio come sembrano intenzionati a fare dopo il G20 in cui, almeno, si è cominciato a parlare di ambiente in modo diverso; più convinto di trovarsi davanti ad una emergenza le cui conseguenze potranno essere peggiori di qualsiasi pandemia. 


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