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Alla scoperta del Complesso monumentale di Donnaregina

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IMG-20140721-WA0027Il complesso monumentale di Donnaregina è situato lungo il decumano maggiore alle spalle del Duomo di Santa Maria Assunta. Comprende la chiesa di Donnaregina vecchia e di Donnaregina nuova, sede del Museo Diocesano di Napoli. Un primo convento sorse nel 780 e fu abitato prima da monache basiliane, poi benedettine e infine clarisse, ordine francescano femminile molto caro alla famiglia angioina. Infatti, dopo un violento terremoto del 1293, la regina Maria d’Ungheria, moglie di Carlo II d’Angiò, adottò il monumento e lo ricostruì in chiave gotica donando numerose collezioni e rendite. Nacque così la chiesa che oggi è nota come Donnaregina vecchia. Essa costudisce il monumento funebre della regina, opera di Tino di Camaino, un abside tipicamente gotica con bifore che donano grande luminosità, la cappella Loffredo, un coro soppalcato che occupa quattro campate dell’intera struttura e che custodisce il più vasto ciclo di affreschi trecenteschi custoditi a Napoli, attribuiti alla scuola di Pietro Cavallini. Dopo il Concilio di Trento, le clarisse decisero di occupare un’altra parte dell’insula e di collegare questa struttura ad una nuova facendo realizzare così una chiesa tipicamente barocca: la chiesa di Donnaregina Nuova. Il complesso era considerato uno dei più ricchi della città. Il cantiere fu inaugurato nel 1617 con la partecipazione degli artisti più in voga dell’epoca. La struttura presenta una navata con cappelle laterali dedicate alla Vergine e ai santi legati all’ordine. Tutto è riccamente decorato con marmi policromi e affreschi. Conserva nel presbiterio le ultime tele di Luca Giordano e numerose opere di Francesco Solimena. Essa è sede del Museo Diocesano di Napoli che vanta una collezione di più di trecento opere di arte sacra provenienti da chiese precedentemente non accessibili al pubblico. Il percorso museale è diviso in varie sale in base ai temi della Passione di Cristo, dei sacramenti, del martiro e degli ordini mendicanti. Il tutto è adornato da preziose reliquie, statue lignee e lapidari. Negli anni 30’ del Novecento le absidi delle due chiese furono separate dall’allora soprintendente Gino Chierici, il quale riportò alla sua sede originaria anche il monumento funebre di Maria d’Ungheria, precedentemente spostato nel comunichino delle clarisse, monache di clausura.
Si potrebbe discorrere a lungo sulla storia e sulle opere conservate all’interno di questo complesso unico. È altamente consigliato una visita per chi vuole tuffarsi all’interno di un percorso temporale della storia dell’arte napoletana.

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Storica dell'arte, addetta all'accoglienza turistica Regione Campania. Ama l'arte in tutte le sue poliedriche sfaccettature, dalla letteratura al cinema, dal teatro alle mostre museali, il tutto condito dalla passione per la cucina meridionale. La citazione che più la rappresenta appartiene ad Oscar Wilde:"Si può esistere senza arte, ma senza di essa non si può vivere".