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Ad Arzano si difende a denti stretti il diritto al lavoro. Non si arrendono i dipendenti della Nuova Sinter

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sinterNon si arrendono i dipendenti della Nuova Sinter di Arzano che supportati dalle sigle sindacali Ugl Metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm e Failms chiedono al Mise, Ministero per lo sviluppo economico, di convocare un incontro urgente per trattare del futuro dei 120 operai, che da luglio scorso attendono senza stipendio e in cassa integrazione una risposta su ciò che sarà dello stabilimento. Secondo quanto dichiarato dal segretario generale dell’Ugl Metalmeccanici Antonio Spera, il Mise si era impegnato nell’ultimo incontro del 16 marzo a riconvocare il tavolo entro venti giorni per aggiornare le parti sulla verifica di disponibilità di soggetti terzi, segnalati dalla curatela fallimentare, ad acquisire il sito di Arzano chiuso dopo il fallimento della società, ma l’impegno non è stato mantenuto. La situazione diventa sempre più critica, le principali rivendicazioni dei sindacati sono la difesa del sito produttivo di Arzano, obiettivo irrinunciabile per rilevanza economica e opportunità lavorative per la popolazione locale, ma anche la garanzia per gli ex dipendenti di beneficiare, con la formalizzazione dell’intento di acquisizione, della cassa integrazione guadagni in deroga CIG pagata non dall’INPS ma dalle risorse dello Stato e a carico della fiscalità generale. La Nuova Sinter di Arzano, una volta leader nel settore automobilistico per la produzioni di pulegge per Fiat, Peugeot – Citroen e Renault è ora posta sotto sigilli nonostante le molteplici proteste sui tetti dei lavoratori che si sono susseguite in questi mesi. Nonostante mostrino manichini impiccati e cappi al collo simboli dell’imminente fine, i lavoratori di Arzano continuano a sperare impedendo lo smantellamento dei macchinari con una occupazione h 24 dello stabilimento e facendo specifiche richieste al Mise; per garantire la ripresa della produzione della fabbrica c’è necessità del rientro in Italia delle commesse, dirottate all’estero nonostante gli operai ultra specializzati. Scelta che è stata motivo di ulteriore rabbia nei confronti della famiglia Zucco proprietaria della Sinter, accusata di appropriazione indebita dai dipendenti per aver trattenuto dalla busta paga contributi come Fondo Cometa per pensione integrativa e contributi volontari dal 4% al 6 % mai versati all’INPS.