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L’URP ti informa: avviato il progetto “We Care”

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(A cura della Dottoressa Angela Silvestre)

La direzione strategica dell’ASL Napoli2Nord su proposta dell’Unità Operativa Complessa –Integrazione Socio Sanitaria , ha avviato  il progetto “We  Care” che prevede azioni per il potenziamento del sistema di 1^ e 2^ accoglienza per la tutela della salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale in condizione di vulnerabilità psico-sanitaria.

In particolare, WE Care intende soddisfare i seguenti obiettivi specifici:

  • Sperimentare modelli operativi integrati e sinergici per l’emersione e il riconoscimento delle situazioni di vulnerabilità concernenti i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale e per la realizzazione di funzionali prese in carico psico-socio-sanitarie individualizzate;
  • Favorire la costruzione di processi di autonomia e integrazione sociale, economica e culturale di richiedenti e titolari di protezione internazionale in condizione di vulnerabilità psico-sanitaria, attraverso la realizzazione di interventi migliorativi, aggiuntivi ed integrativi a supporto dei percorsi terapeutici e riabilitativi individualizzati;
  • Incrementare le competenze istituzionali e le capacità degli operatori del sistema di accoglienza in tema di individuazione, emersione e trattamento di vulnerabilità psico-sanitarie.

Alla luce di quanto suddetto è stato attivato un corso di formazione per gli operatori sanitari e sociali .

Nel primo incontro, tenutosi il 14 marzo il prof. Roberto Beneduce , psichiatra dell’Università Statale di Torino, ha trattato la tematica “Clinica ed accoglienza della migrazione: vulnerabilità e sofferenza psichica dei richiedenti asilo, fra rischi di malinteso e sfide diagnostiche. Proposta di un modello etnopsichiatrico”.

Ritengo interessante riportare alcune considerazioni emerse da questo corso di formazione che penso impongano a tutti noi una seria riflessione centrata sulle problematiche relazionali che scaturiscono nel momento in cui ci avviciniamo o contattiamo persone che non appartengono alla nostra cultura occidentale. Perché il principale problema è proprio questo, noi siamo abituati a rapportarci agli stranieri servendoci delle nostre categorie mentali, per cui diventa difficile poter stabilire un rapporto tra pari. Già questo è di per sé patologico e induce nell’altro la cosiddetta “crisi della presenza”. Si sperimenta dolorosamente una morte civile, un “non esserci “, talmente disumanizzante da indurre  la sofferenza psichica.

Questo è  in sintesi il messaggio forte che è stato trasmesso agli operatori sanitari , per far sì che il momento dell’accoglienza sia scevro da intenti filantropici ma pur sempre intrisi di un razzismo strisciante.

Concludendo ritengo che ben s’inserisce  nell’attuale scenario politico , intriso di roventi polemiche per l’arrivo di Salvini a Napoli, questa tematica , che accomuna tutti i  sud del mondo , che ancora oggi devono combattere a difesa della loro dignità e libertà politica.

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