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21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale. L’anello debole

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In occasione della giornata mondiale di lotta alla povertà, la Caritas italiana, ha presentato, di recente, il 21° rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo emblematico: l’anello debole. I dati snocciolati nella sede della stampa estera a Roma, delineano un quadro davvero agghiacciante. Intanto la povertà non è un concetto a se stante. Ma esistono diversi tipi e livelli di povertà. Due le cause che in perfetta sequenza hanno aggravato il quadro delle povertà nel Bel Paese. In primis la pandemia i cui effetti si sono riverberati come sempre sulle classi meno abbienti. E di seguito la rovinosa guerra nel cuore dell’Europa, a seguito della invasione da parte dell’esercito russo dello stato sovrano dell’Ucraina. Un uno due terribile che ha colpito come uno tsunami l’anello debole della scala sociale: ovvero i poveri. Ecco le nude cifre che testimoniano l’assoluta drammaticità della questione povertà. Nel 2021 i poveri ammontano alla cifra record di 5,6 milioni di cui 1 milione e 400 mila sono i bambini. Si parla di povertà assoluta. Ovvero di chi non riesce ogni giorno a mettere insieme il pranzo con la cena. Il dato più sconvolgente, addirittura umiliante per il genere umano, è la cosiddetta povertà ereditaria. Ovvero quella che si trasmette di padre in figlio, come un tragico destino che tiene unite le generazioni da un anello debole che rimane attaccato alla catena, senza mai risollevarsi, anzi trasmettendo di generazione in generazione la pesante eredità della povertà assoluta. I giovani, ovviamente sono i primi ad essere colpiti dalla povertà generazionale, a cui segue la povertà educativa. Già, perché, se non hai nulla da mangiare, non puoi nemmeno consentirti l’istruzione che non è gratuita. Occorrono ben 5 generazioni di povertà ad un ragazzo che nasce in una famiglia povera per raggiungere un livello accettabile di reddito. E poi solo l’8% di ragazzi che nascono da un genitore in possesso del Diploma di scuola media superiore, riescono a raggiungere il traguardo del Diploma universitario. Dati davvero allarmanti che ci fanno capire la drammaticità della situazione italiana dove il famoso ascensore sociale che avrebbe dovuto consentire a chiunque l’ascesa nella vita sociale della nazione, si è tragicamente bloccato, facendo ripiombare la società italiana in una sorta di società feudale dove ci sono i ricchi che hanno molto di più di ciò che gli servirebbe per vivere ed i poveri ridotti alla fame, e consegnati ad un tragico destino di povertà per ben 5 generazioni. Uno scenario che potremmo paragonare alla trama del celeberrimo romanzo di Victor Hugo: I Miserabili. Ovvero una umanità dolente e senz’alternativa confinata ai margini della nostra società che fingiamo di non vedere per non rispondere ai morsi della nostra coscienza, e che  vediamo solo quando fanno la fila alle mense della Caritas per consumare un pasto caldo, e quindi ritornare alla vita di sempre: fatta di stenti e di umiliazioni. Solo nel 2021 quasi 2.800 Centri di Ascolto Caritas hanno effettuato oltre 1,5 milioni di interventi, per poco meno di 15 milioni di euro, con un aumento del 7,7% delle persone che hanno chiesto aiuto rispetto all’anno precedente. Anche nel 2022 i dati raccolti fino a oggi confermano questa tendenza. Non si tratta sempre di nuovi poveri ma anche di persone che oscillano tra il dentro e fuori dallo stato di bisogno. Il 23,6% di quanti si rivolgono ai Centri di Ascolto sono lavoratori poveri. Tale condizione tocca il suo massimo tra gli assistiti stranieri: il 29,4% di loro è un lavoratore povero. Il Rapporto si conclude con una valutazione delle politiche di contrasto alla povertà, con particolare attenzione alle prospettive di riforma e investimento derivanti dal PNRR e dal programma europeo Next generation EU. I dati a livello nazionale denotano una situazione davvero esplosiva. Ma a Napoli ed in Campania le cose vanno ancora peggio. Sempre la Caritas, stavolta di Napoli, denuncia l’esistenza in città di ben 2000 senza tetto, che vivono per strada, dormendo sotto i portici delle gallerie, intorno alla Stazione centrale, e nei pressi del Duomo. E’ chiaro che di fronte a questi dati, occorrono provvedimenti immediati. La povertà  è una condizione sociale indotta da un’assenza delle istituzioni, da quelle centrali a quelle locali. Il tutto in palese violazione dei principi costituzionali di cui all’art 3 sulla pari dignità sociale che spetta a tutti i cittadini(principio di uguaglianza formale), e sull’obbligo dello Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (principio di uguaglianza materiale). Il grande giurista Calamandrei: uno dei padri della nostra Costituzione, in uno dei suoi celebri discorsi affermava che: “La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico”. Alla luce dei dati emersi dal Rapporto annuale della Caritas sulla povertà nel nostro Paese; dobbiamo, nostro malgrado, scrivere che grazie all’indifferenza della politica la Carta costituzionale è rimasta solo un foglio di carta!

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Giurista di professione, giornalista per passione. Iscritto all'Albo dei giornalisti della Campania, elenco pubblicisti dal 1982. Pratica con Il Mattino di Napoli. Direttore del settimanale Casoriadue per ben otto anni. Fondatore, insieme all'Editore Carlo De Vita del Giornale di Casoria nel 2010. Appassionato e cultore di storia locale. Ama la lettura."Chi è analfabeta, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria; chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Abele uccise Caino, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito… perché la lettura è un'immortalità all'indietro". Umberto Eco.