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2021 la sfida è uscire fuori dal virus ritrovando fiducia e partecipazione.

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Annus horribilis. Potrebbe essere questo il sommario di un 2020 che passerà alla storia per il carico di negatività che ha portato nelle nostre vite.

Tutto sotto la triste aura di un’unica motivazione: il Covid19. Funesto protagonista del nostro vivere ben oltre ogni lecito livello di sopportazione.

La nostra epoca ha vissuto altri problemi sociali, drammi, fin’anche tragedie ma nessuna di queste era riuscita a condizionare il nostro vivere quotidiano.

Il terrorismo, le tragedie dei migranti del Mediterraneo, la crisi economica, la fine tragica dello sportivo o del divo di turno se hanno toccato, e toccano, la nostra sensibilità nessuna era riuscita a sconvolgere i nostri gesti personalissimi come il Covid19.

Alzi la mano chi non ha almeno una volta stramaledetto il virus per averci costretto a respirare, il gesto più naturale e semplice possibile, in una mascherina.

Ecco che in ognuno di noi il livello di sopportazione delle sventure si è abbassato vertiginosamente e siamo di colpo diventati insofferenti a tutto.

Alla mediocrità del sistema politico, all’approssimata organizzazione della pubblica amministrazione, all’invadenza dei social e della tv spazzatura, mondi in cui ognuno si alza e dice la sua, cavolate comprese.

Da quel maledetto nove marzo la comunità nazionale si è improvvisamente scoperta fragile, fallibile. Cantare l’inno dai balconi, scrivere e ripetersi che andrà tutto bene e stato un modo per esorcizzare un male che, così come tutte le cose della nostra società, doveva passare in fretta perché avevamo fretta di fagocitare il nostro vivere; come sempre.

Eccoci dunque pronti a mettere all’indice quei medici, specie quelli che lavoravano in prima linea, che ci mettevano in guardia sul probabile arrivo di una seconda ondata ed osannare al tempo stesso quei virologi per i quali il virus addirittura non esisteva più.

Siamo all’estate dei contagi zero, dei bonus vacanze – da inserire tra le sciocchezze fatte dal Governo – dei comizi senza mascherina di una certa parte politica; delle feste in Sardegna.

Quando poi la seconda ondata è arrivata, portando la tragica conseguenza del virus, la morte, praticamente in ogni famiglia, in quella dell’amico o del conoscente ci siamo ritrovati a vivere una condizione, quasi metafisica, di estraneità alla vita stessa.

Chi? Dove? E perché ha sbagliato qualcosa perché ci ritrovassimo in questa situazione? Dinnanzi alla assenza di risposte sensate ecco che la colpa diventa di tutti: dei cinesi, della multinazionale del farmaco, del governatore di turno, del virologo, dell’Asl, del vicino di casa che non rispetta il coprifiuco, finanche del povero operatore delle forze dell’ordine la cui colpa è quella di chiederci di indossare la mascherina.

La verità è che il Covid19 è arrivato a colpire un Paese profondamente diviso, incapace di rispondere in modo tempestivo all’emergenza perché strutturalmente deficitario in tutte le sue componenti, prima fra tutte la sanità e soprattutto senza soldi.

Ma come si viene fuori da questa situazione? Come affrontare il 2021 come l’anno in cui l’Italia ha sconfitto il Covid19?

Recuperando fiducia e partecipazione. Fiducia nelle istituzioni, nella scienza, in un rinnovato sistema della rappresentanza politica chiamata con responsabilità ad impiegare i soldi del Recovery Found senza permettere che la corruzione, di cui è malata la pubblica amministrazione a tutti i livelli, metta le mani sui soldi in arrivo dall’Europa.

In questo la cosiddetta società civile ed i cittadini sono chiamati a fare la loro parte, recuperando il concetto di res pubblica come qualcosa che veramente appartiene a tutti; che interessa e responsabilizza tutti.

Fare ciò significa recuperare il senso profondo di coesione sociale per essere autenticamente comunità. Non si tratterà di tornare a cantare dai balconi ma di impegnarsi a vigilare perché nel nostro Paese non si facciano più gli errori che hanno permesso al Covid19 di ferire l’Italia.

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Ha iniziato l'attività giornalistica come cronista nel 1994, ancor prima di conseguire la Laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II (2003). Formatosi presso il settimanale della Curia Arcivescovile di Napoli "Nuova Stagione" e presso un periodico locale "Casoria Due" distribuito nella provincia a nord del capoluogo, ha svolto numerose collaborazioni quotidiani di rilievo regionale, in qualità di corrispondente dal comprensorio dei comuni a nord di Napoli. Tra le testate dove ha pubblicato propri servizi ed articoli: Il Roma, Il Giornale di Napoli, La Città, Metropolis e presso il quotidiano on-line Napoli.com. A partire dal 1999, all'attività di free lance, ha associato il lavoro presso Uffici Stampa di Enti Pubblici, tra cui la Provincia di Napoli, il Comune di Casoria, il Comune di Qualiano e l'Agenzia "Città del Fare". Nel settore della carta stampata è stato Caporedattore della rivista specializzata nel mondo della disabilità “Noi, gli altri, edita dall'A.I.A.S. (2004); è stato fondatore e direttore del settimanale "L'Urlo" edito nell'area giuglianese (2006) nonché fondatore e direttore del settimanale free press "Laltrolato" pubblicato nell'area nord di Napoli (2008). Nel settore radio-televisivo è stato redattore del radiogiornale di "Radio Ombra Sound" (1998) e collaboratore di trasmissioni di intrattenimento politico presso la televisione locale Tele Club Italia (2007). È stato direttore del Tg dell'emittente web UnicaChannel .