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15 marzo: un fiocchetto lilla per i disturbi del comportamento alimentare

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di Dott.ssa Noemi Di Bernardo – Pensate a un ricco buffet in compagnia della famiglia, al pranzo della domenica o, ancora, alla pizza con gli amici…che bei momenti, vero? Eppure, per qualcuno rappresentano motivo di ansia, angoscia o, addirittura, terrore.

Parliamo di persone affette da disturbi del comportamento alimentare (DCA) che causano un’anomala concezione del cibo, un’alterata percezione del peso, della forma fisica e ma le sane abitudini alimentari accompagnate dalla costante paura di ingrassare.

I DCA, come anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata, rappresentano una patologia ad insorgenza, prevalentemente, adolescenziale con una maggiore frequenza nella popolazione femminile: dei 3 milioni di giovani che ne soffrono in Italia, infatti, il 96% sono donne.

I comportamenti più tipici di tali disturbi sono digiuni prolungati, attività fisica troppo intensa (soprattutto in relazione alla quantità di cibo assunto), un’alimentazione eccessivamente ipocalorica o abbuffate voraci in un breve lasso di tempo seguite da vomito autoindotto per non assimilare i nutrienti. Con l’unico obiettivo di vedere l’ago della bilancia sempre più giù, chi è affetto da DCA tende a pesarsi continuamente e a ispezionarsi allo specchio per osservare i cambiamenti del proprio corpo o per scrutare un nuovo rotolino di grasso da eliminare che, però, esiste solo nella loro mente.

I disturbi legati all’alimentazione sono spesso sottovalutati perché l’esordio non è quasi mai palese ma graduale e, pertanto, non si stima correttamente la gravità del problema; in secondo luogo, tali disturbi sono, erroneamente, spesso confusi con dei “capricci” dell’adolescente correlati al particolare momento di crescita. Nulla di più sbagliato: i DCAsono disturbi clinicamente accertati, causati da diversi fattori.

In primis, c’è la dimensione psicologica poiché comportamenti alimentari alterati spesso celano disagi interiori ben più profondi, come la non accettazione di sé o il non sentirsi parte di un gruppo. La genetica poi, come al solito, fa la sua parte insieme a fattori ormonali e neurobiologici che predispongono un individuo a determinate patologie. A giocare un ruolo determinante, però, è l’ambiente, socioculturale e familiare, e spiega anche, seppur parzialmente, la maggiore incidenza nel sesso femminile. I mass media dagli anni ’90 in poi hanno promosso fisicità femminili eccessivamente magre; attualmente, la figura dell’ “influencer” sui social ha, in parte, sostituito l’immagine della “modella da copertina” con le loro foto da milioni di like e con le sponsorizzazioni di miracolosi prodotti sostitutivi di pastiche, oltre a creare disordini metabolici, promettono il fisico perfetto da loro mostrato…peccato che i loro corpi “perfetti” siano frutto di filtri e programmi che modificano ad hoc l’immagine che si vuole dare di sé! Il risultato è il perseguimento di un’ideale di bellezza fasullo, spesso irrealizzabile nella vita reale e, soprattutto, che non può rispecchiare tutti!

Forse, è proprio questo il punto: ancora ci è difficile accettare un ideale diverso, un colore di pelle diverso o un corpo diverso. È più facile omologarsi, rischiando la propria salute, mentale e fisica, piuttosto che valorizzare e apprezzare la propria diversità che, invece, dovrebbe essere fonte di ricchezza e di progresso.

Il 15 marzo, in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla per la sensibilizzazione verso i disturbi del comportamento alimentare, si vuole proprio richiamare l’attenzione verso questa serie di patologie, spesso sottovalutate ma insidiose, celando diverse ripercussioni.

A livello fisico, un’alimentazione così sregolata e restrittiva conduce a sintomatologie varie, tra cui blocco della crescita, particolare sensibilità alla luce e ai rumori, danni ai denti, debolezza muscolare, riduzione della massa muscolare e osteoporosi, anemia, ipoglicemia, ipercolesterolemia, disturbi gastrointestinali e cardiovascolari, perdita di memoria e concentrazione.

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione significa anche limitazione delle capacità relazionali e sociali. Il cibo diventa l’unica ossessione, anche quando non si è a tavola, e la paura di ingrassare l’unico pensiero fisso, anche durante la scuola, il lavoro o una semplice passeggiata. In questa dimensione, condurre una vita serena è quasi impossibile.

Cosa può fare ognuno di noi?
Sicuramente, si può contribuire alla prevenzione primaria, ossia sensibilizzare, informare, educare soprattutto i più giovani. Che siate genitori, sorelle, amici, educatori ciò che è fondamentale è contribuire al pensiero che un numero su una bilancia non ci definisce come esseri umani.

Il nostro corpo è la nostra “casa” che dobbiamo sì curare e salvaguardare attraverso una corretta alimentazione che non deve essere mirata al dimagrimento smisurato ma, anzi, a dare tutto ciò che serve al nostro organismo per consentirgli di funzionare al meglio.

Per patologie multifattoriali, come i DCA, questo tipo di prevenzione non è, però, sufficiente.

Cosa possiamo fare ancora?
Possiamo osservare eventuali comportamenti anomali nei nostri cari e ricondurli a un disturbo dell’alimentazione anche se il soggetto in questione ci giura di non essere mai stato meglio prima d’allora. Campanelli d’allarme come quelli citati all’inizio dell’articolo non vanno sottovalutati e rivolgersi in tempo a uno specialista potrà garantire un’evoluzione positiva della patologia.

Ricordiamoci, dunque, che non siamo un numero su una bilancia: siamo le nostre passioni, siamo le buone azioni che possiamo compiere, l’aiuto che possiamo dare a chi ne ha bisogno, siamo la simpatia che fa sorridere le persone o la perspicacia che le fa riflettere, siamo lo sport che amiamo fare, i libri che amiamo leggere, la musica che ci piace suonare o danzare, siamo l’amore che diamo, a noi stessi e al prossimo.

E l’alimentazione, quella sana, è il mezzo che ci consente di fare tutto questo, mettendo in moto quella meravigliosa macchina che è il nostro organismo.

Dott.ssa Noemi Di Bernardo, Biologa nutrizionista.