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Ragguaglio di un portentoso miracolo appartenente al SS. Sacramento dell’altare, il racconto di un testimone casoriano

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s-pietro-patierno chiesa del miracolo eucaristico(Giusto) Nel 1773 sant’Alfonso, che contava 76 anni, pubblicò a Napoli in appendice delle “Riflessioni sulla verità della divina rivelazione” un opuscolo di indole storica: “Ragguaglio di un portentoso miracolo appartenente al SS. Sacramento dell’altare”. Appose tale titolo sul frontespizio del volume e il seguente più descrittivo all’apertura del testo : “Ragguaglio dato alle stampe dall’autore del miracoloso ritrovamento delle sagre Particole rapite nella parrocchia di una terra della diocesi di Napoli nello scorso anno 1772”.

Verso il termine di marzo o in aprile del 1772 alcuni amici, che frequentavano l’ambiente regio di Caserta, gli riferirono sbalorditi il furto delle Ostie sante perpetrato nell’antecedente gennaio in San Pietro a Patierno e il singolare ritrovamento successivo avvenuto in un campo tra Capodichino e Casoria. Le prime informazioni, quantunque miste ad alterazioni, come del resto capita anche nel progrediti tempi correnti, commossero il santo così sensibile per il culto eucaristico. Il nucleo della cronaca doveva rispondere alla realtà. Sant’Alfonso non era un credulone; dotato di prudenza non prestava con facilità il proprio assenso ai fenomeni prodigiosi che si raccontavano sulle piazze. La senilità non aveva infiacchito la perspicacia di lui. Con l’equilibrio che lo distingueva, prima di accogliere o di rigettare le versioni propalate, volle compiere una inchiesta personale. Espose nel preludio del “Ragguaglio” i passi fatti per appurare la verità dell’evento, del quale si discorreva nei paesi vicini e lontani di Terra di Lavoro: “Essendo stato io informato da più persone dell’accennato prodigio, che ora sono distintamente, benché in breve, a narrare, procurai di averne prove bastanti a poterlo pubblicare colla stampa; onde mi riuscì prima di averne una piena Relazione del fatto scritta da un sacerdote dello stesso paese, che fu uno de’ testimoni del miracolo avvenuto; ma non contento di ciò ho voluto leggerne co’ propri occhi il processo autentico che giuridicamente ne ha formato la curia arcivescovile di Napoli per ordine dell’Em.mo presente arcivescovo signor Cardinale Sersale. Il processo ben voluminoso di 364 pagine, essendosi con molta diligenza da ministri della curia preso l’esame del fatto da molti testimoni, sacerdoti e secolari, che tutti concordemente l’han deposto con giuramento”. Siamo in cospetto di un triplice stadio di mezzi di comunicazione: prima le informazioni orali, poi la Relazione scritta del rev. Lintner  e infine le testimonianze giurate. Tale successione graduale mostra a sufficienza l’impegno e il metodo lodevole, con cui sant’Alfonso si documentò nell’accingersi ad elaborare la sua operetta, sebbene mosso da scopo divulgativo e forse apologetico Ecco alcuni dei passi più significativi del processo. Il preambolo è costituito da un documento civile sul reato. Nella notte fonda del 27 gennaio 1772, probabilmente tra scrosci di pioggia e raffiche di tramontana, alcuni malviventi penetrarono nella chiesa parrocchiale di San Pietro a Patierno , casale dì Napoli, che allora numerava circa 2539 anime, come registrava nel 1795 Alfano . Secondo la perizia eseguita l’indomani per comando del principe di Marsiconuovo, reggente della gran corte della vicaria, erano state rubate “due pissidi, una colla sola coppa di argento e piede di ramocetro indorato e l’altra per intiero d’argento con molte sacre Particole in ciascheduna di esse situate, le quali si conservavano dentro di esso tabernacolo: otto tovaglie in diversi altari, una corona e una spada di argento, che erano in guarnigione  della SS. Vergine Addolorata: ascendente tutto detto furto a circa docati cinquanta”.

Le investigazioni tempestive per scovare i ladri riuscirono infruttuose; la refurtiva non fu ricuperata. Erano trascorse ormai tre settimane; l’eco del sacrilego furto si andava lentamente smorzando; anche i più zelanti non ci pensavano più. All’improvviso, sull’imbrunire del 19 febbraio, il diciottenne Giuseppe Orefice di Casoria, mondezzaro cioè addetto alla nettezza urbana e analfabeta, attraversando la strada regia, presso la tenuta del duca delle Grottolelle fu colpito da uno spettacolo mai visto: tra gli alberi vagavano molteplici lumi e parevano altrettante stelline. Che era successo? Affrettò il passo col cuore in gola e giunto a casa svelò accanto al focolare la visione al genitore, che incredulo lo trattò da pauroso e rimbambito. Il 21 il fratello di lui Giovannino di undici anni batteva la identica via a fianco del babbo: ad un tratto il fanciullo, scorti gli splendori, esclamò ingenuamente “Babbo, ecco là i lumi, de’ quali ieri l’altro vi parlò Giuseppe, e voi non voleste credergli”. L’uomo sbirciò oltre la siepe raccapricciato senza fiatare, badando solo a camminare più lesto.

Il mondezzaro, ch’era un buon cristiano, non sapendo darsi una spiegazione plausibile dell’accaduto, ne avvisò il proprio confessore, il rev. Girolamo Guarino, che con un suo fratello anche sacerdote si portò sul posto per rendersi conto del fenomeno insolito, di cui circolavano notizie smozzicate nel borgo. Sparsasi la voce, la gente del paese e delle contrade limitrofe andava, veniva commossa o curiosa. I prodigi si rinnovavano: tre altre persone ne furono testimoni l’agente dell’imperatore dell’Austria, il boemo Ferdinando Haam e un caporale di Roma che con una pattuglia del reggimento di cavalleria borbonica si trovava in perlustrazione della zona.

Frattanto con la scorta dei lumi si cominciò a scavare e sotto il terreno umido vennero rintracciate le Particole nascostevi dal ladri, ancora intatte. Lo stupore fu generale. Il parroco don Andrea Guarino le fece raccogliere in un calice, che fu collocato tra candele accese sopra un tavolino. Il pellegrinaggio s’infittì per constatare il prodigio. Il sacerdote Lintner col sig. Giuseppe Guarino giudicò urgente di recarsi alla curia arcivescovile per esporre l’evento al Vicario Generale Mons. Francesco Stabile, vescovo di Venafro . Questi consultatosi ordinò che il calice venisse trasportato alla chiesa parrocchiale con solennità al suono delle campane e con canti liturgici. Il 28 febbraio il predetto Vicario Generale, accompagnato dal canonico Bernardino Verde, avvocato fiscale, dal canonico Pietro Errico, promotore fiscale e dal cancelliere rev. Cristoforo Acampora raggiunse San Pietro a Patierno per verificare le Particole riposte nel ciborio dopo il rinvenimento. Nella occasione fu ventilata la proposta circa la opportunità di un regolare processo canonico. Il 2 marzo il rev.mo parroco Andrea Guarino avanzò l’istanza presso l’Em.mo Cardinale arcivescovo, perché “si prenda giuridica informazione di detto miracoloso avvenimento. E ciò per maggior conferma del dogma cattolico circa la reale presenza di Gesù Cristo nell’Eucarestia, e per accrescere vieppiù nel cuore de’ fedeli la venerazione e devozione verso sì gran Sacramento”.

Costituito con il consenso del Cardinale il tribunale ecclesiastico, presieduto dal Vicario Generale, venne esibita la nota con  i nominativi dei testimoni oculari del miracolo:

  • Giuseppe Orefice di Casoria (il menzionato mondezzaro)
  • Tommaso Piccino di anni 18 “scalpinello”, che viveva nelle case del duca delle Grottolelle;
  • Carlo Marotta di anni 18, bracciante;
  • Magnifico Ferdinando Haam;
  • Pasquale Balocco della diocesi di Penne, di anni 27, soldato del reggimento di cavalleria borbonica del quartiere del Ponte della Maddalena;
  • Giuseppe Lanzano di Afragola, di anni 23, soldato analfabeta dei dragoni;
  • Angelo di Costanzo di Acerra, di anni 29, fabbricatore;
  • Rev. Girolamo Guarino di anni 39, vivente a San Pietro;
  • Rev. Diego Guarino di anni 31, anch’egl di San Pietro;
  • Ma,nifico Vincenzo del Giudice di anni 32, benestante;
  • Rev. Giuseppe Lintner di anni 45, sacerdote del Casale di San Pietro;
  • Palmerio Noviello di Serino, di anni 23, birro di piazza (una specie di Vigile urbano);
  • Carmine Esposito, bracciante, di anni 32, analfabeta;
  • Giuseppe Piscopo di Arzano, di anni 54, molinaro (mugnaio);
  • Magnifico Carmine Guarino, benestante.

 

Nel complesso un bel campionario di testimoni selezionati: persone colte e analfabete, ecclesiastici e soldati, signori e operai, uomini maturi e giovinotti, indigeni e forestieri, un sol ragazzo, nessuna donna. Ad uno ad uno citati, vennero interrogati e ascoltati in parecchie sessioni : il notalo Acampora ammucchiò fogli su fogli per raccogliere le singole deposizioni debitamente firmate, almeno con la crocetta. Il processo istruttorio con l’audizione dei 17 testimoni venne ultimato il 1 aprile 1772: era stato chiamato a presiedere le laboriose sessioni l’Ecc.mo vescovo di Venafro Mons. Francesco Saverio Stabile: i giudici con molta alacrità ed oculatezza portarono a termine la fatica nel giro di un mese.

L’Em.mo Cardinale Sersale, spirito rigido di non facile contentatura, ricevuti i pareri dei teologi, temporeggiò nell’emanare una decisione sul prodigio eucaristico, che doveva servire ad orientare i fedeli. In San Pietro era aspettata con ansietà, perché non mancavano le reazioni: gli avversari, che alimentavano la controversia, avanzavano dubbi e sospetti; anzi vi era chi negava ogni cosa con cipiglio raziocinante e partendo da una posizione illuministica attribuiva le vicende a fanatismo religioso o a suggestione collettiva.

Il parroco don Andrea Guarino, ch’era stato in qualche maniera l’anima del processo, faceva pressioni per arrivare a una netta dichiarazione da parte della curia arcivescovile. Il “Ragguaglio ” di sant’Alfonso si diffondeva, smontando prevenzioni e consolidando le coscienze titubanti. Ci riesce strano che non sia stato inserito negli atti del processo né ricordato.

Il cardinale, sempre indeciso, tentò un ultimo passo per assicurarsi meglio: il 31 gennaio 1774 nominò una commissione di periti fisici della regia università: il Vairo, Cotugno, che è rimasto famoso nella storia della medicina, e il somasco della Torre “primari in hac civitate philosophiae professores”. La questione per tal via si spostava dal campo teologico a quello della scienza. Il trinomio menzionato si imponeva con la cultura persino ai più scettici partenopei del ‘700.

Dopo matura analisi delle testimonianze allegate nel processo i tre professori sottomisero collegialmente all’Em.mo Sersale le loro conclusioni positive, che non lasciavano adito ad ulteriori tentennamenti. Il testo conciso è del tenore seguente:

In adempimento de’ comandi dell’Eminenza Vostra abbiamo diligentemente osservato il processo compilato per verificare il miracoloso ritrovamento di alcune consecrate Particole nella terra di San Pietro a Paterno, e propriamente nel territorio del sig. duca delle Grottolelle, ed esaminate particolarmente le prodigiose circostanze, che accompagnarono quell’avvenimento, uniformemente dichiariamo che quelle circostanze, secondoché sono narrate da’ testirnori, del buon senso e della buona fede de’ quali non si dee ragionevolmente dubitare, non anno potuto essere un prodotto delle ordinarie leggi della natura. E segnatamente la straordinaria apparizione de’ lumi, variata in tante maniere, e l’intatta conservazione delle dissepolte Particole non possono spiegarsi co’ principii fisici, e superano le forze degli agenti naturali: quindi è che debbono essere considerate come miracolose.

Dinanzi alla concordanza dei voti dei tre teologi e dei tre periti fisici il Cardinale s’indusse a togliere le proprie riserve e autorizzò il tribunale ecclesiastico ad emettere la sentenza finale, motivandola. Nella mattina del 29 agosto avvenne la proclamazione ufficiale: cito il brano che c’interessa in versione italiana:

“Invocato umilmente il nome di Cristo. Mediante questa nostra sentenza definitiva, che noi curia pro tribunali sedente e avendo avanti agli occhi solo Dio, promulghiamo con i presenti scritti, diciamo, decretiamo e dichiariamo che la menzionata apparizione dei lumi e la intatta conservazione delle dette sacre Particole per tanti giorni sotto il terreno, è stato ed è un autentico e spettabilissimo miracolo operato da Dio ottimo massimo per illustrare più e più la verità del domma cattolico ed accrescere maggiormente il culto verso la reale e vera presenza di Cristo Signore nel santissimo sacramento della Eucaristia; e ciò può essere proposto e predicato pubblicamente al fedeli.
E perché non si estingua mai il ricordo di un prodigio tanto insigne, sia eretto un perenne monumento nel luogo suddetto del miracolo e le predette sacre Particole, sistemate in qualche teca argentea da chiudersi e sigillarsi giuridicamente da noi, vengano custodite ;in luogo decoroso.

Cosi diciamo, decretiamo e definitivamente dichiariamo “non solum isto sed et omni alio meliori modo”.

Cosi ho pronunziato io Giovanni Giacomo Onorati, vescovo di Teano, Vicario Gererale. Lunedi 29 agosto 1774, nel mattino, alle ore 16″ (cioè verso le ore 11 antimeridiane).

La sentenza ricolmò di letizia i cattolici napoletani, più particolarmente gli abitanti di San Pietro a Patierno, che videro coronate le loro aspirazioni.

Il 14 settembre l’Ecc.mo Vicario Generale, accompagnato dall’avvocato fiscale, dal promotore e dal cancelliere, recatosi alla chiesa parrocchiale racchiuse le Particole in due caraffine di cristallo incastonate in una teca di argento: poi sigillò la teca con cera di Spagna alla presenza del parroco, dei sacerdoti Lintner, Girolamo e Diego Guarino, di chierici e numerosa gente.

Così felicemente si conchiudeva il processo intorno alle sacre Particole ritrovate. I cittadini di San Pietro a Patierno, che attualmente sono diverse migliaia, riconoscenti hanno posto il 23 ottobre 1967 nella loro chiesa parrocchiale una lapide marmorea in onore di sant’Alfonso, che per primo, da teologo e da scrittore, basandosi sul processo, divulgò la importanza del miracolo eucaristico anche al di là dei confini del Regno di Napoli con le edizioni venete del “Ragguaglio”  L’Em.mo Corrado Ursi, valorizzando il processo canonico del 1772 intorno alle sacre Particole ritrovate, ha proclamato con sentimento pastorale la chiesa parrocchiale di S. Pietro a Patierno “Santuario Eucaristico Diocesano”.