11-09-2001, era una tranquilla mattinata americana quando il destino del mondo intero cambiò. Tutti conoscono ormai a memoria i numeri freddi e assurdi di quella immane tragedia che colpì lo stato più potente del mondo sul proprio suolo e di conseguenza il mondo intero. La caduta delle due torri gemelle di New York, simbolo della potenza economica americana, ha lasciato conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche che sono ancora vive nella memoria di tutti noi. Da quel giorno sono cambiati gli equilibri, forse da sempre fragili, della vita di ogni essere umano su questo pianeta. Si è detto di tutto, si è scritto, si è raccontato, si è fantasticato, in questi lunghi anni che non hanno mai sopito la rabbia e la delusione, di quello che l’essere umano è stato capace di compiere. Non c’è certo da meravigliarsi sulla natura umana, capace anche in passato di azioni indicibili e senza senso logico, ma gli attentati di diciotto anni fa e tutti quelli poi accaduti dopo, hanno aperto più di una falla in quella cortina di sicurezza che il mondo occidentale pensava di aver creato. Siamo tutti più vulnerabili e indifesi, non eravamo abituati ad avere la guerra tra le nostre mura. L’ultimo conflitto, la seconda guerra mondiale, è ormai troppo lontana per essere ricordata in modo diretto dalle nostre generazioni, ma era una guerra dichiarata e combattuta con “regole” quantomeno chiare. Questi attentati fanno parte di un qualcosa che è difficile capire e spiegare ai nostri figli, noi che diciotto anni fa eravamo a testa in su a bocca aperta quando due colossi di cemento venivano giù coprendo ed azzerando le nostre sicurezze. Abbiamo il dovere di ricordare e provare ad essere vigili, seminando pace e non odio verso il “diverso”, perché l’odio porta a questi drammatici eventi che pian piano azzereranno l’intera umanità.

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