Sabato scorso alle sette del mattino, RAI canale 25 ha mandato in onda lo sceneggiato degli anni 80 “State buoni se potete” che è la storia un po’ romanzata di San Filippo Neri. Poiché sono appassionata di sceneggiati d’epoca con piacere ho rivisto ciò. Per quasi due ore sono rimasta incollata allo schermo partecipando vivamente alle vicende di questo Santo così famoso, inventore degli odierni oratori ove  generazioni di giovani hanno trascorso i pomeriggi giocando a calcio balilla o a pallone.

La vicenda narrata nella riduzione televisiva, è ambientata nella seconda metà del cinquecento.

In una ricca chiesa della capitale, un piccolo ladruncolo, Cirifischio, ruba la preziosa pisside d’oro ma viene scoperto dal parroco e inseguito dalle guardie. Entra all’interno della bottega del fabbro mastro Iacomo, il quale gli indica una chiesa nelle vicinanze, in cui il piccolo può rifugiarsi chiedendo asilo.

Lì Cirifischio incontra un giovane prete fiorentino, don Filippo Neri che, in quella chiesa dà vitto e alloggio ai pellegrini giunti a Roma. Quando le guardie entrano in chiesa per arrestare il ladruncolo, don Filippo arriva con la pisside in mano e fa credere che lui stesso aveva mandato il bambino a chiedere in prestito l’oggetto, salvandolo dalla morte.

Grato al prete, Cirifischio decide di unirsi a lui nella sua opera di raccolta dei piccoli orfanelli della città. Per sfamare tante bocche don Filippo è costretto a elemosinare qualche tozzo di pane per i suoi bambini. Una sera la sua strada si incrocia con quella del giovane cardinale Duca di Caprarola. Di fronte alle richieste di elemosina del parroco, il ricco prelato risponde ordinando ai suoi sgherri di malmenarlo, suscitando la rabbia di Cirifischio che giura vendetta contro di lui. Il giorno dopo infatti, Cirifischio, insieme agli altri orfanelli di don Filippo, fermano il paggetto per punirlo del suo comportamento: scoprono però che quest’ultimo è in realtà una ragazzina, Leonetta, che il duca di Caprarola tiene con sé per le sue brame sessuali.

Anni dopo, Cirifischio e Leonetta, ora adulti e fidanzati, decidono di sposarsi e don Filippo prepara per loro un pranzo di fidanzamento nel quale invita alte personalità religiose. Tuttavia Cirifischio incontra di nuovo il Duca di Caprarola, che viene ucciso dal giovane con una coltellata. Il pranzo viene dunque interrotto perché Cirifischio confessa il crimine a Leonetta e si dà alla fuga in quanto ricercato.

Anni dopo, Don Filippo Neri, dopo aver svolto un incarico da parte del Papa incontra Leonetta, diventata suora, e insieme a lei prega per la redenzione di Cirifischio, diventato un brigante. Intanto Ricciardetto, attratto dal diavolo muore improvvisamente ma nella camera funeraria dove giace il piccolo, resuscita momentaneamente al parroco chiedendo perdono per essersi fatto tentare dal demonio, addormentandosi poi fra le braccia di Dio.

Qualche tempo dopo, un brigante entra all’interno dell’oratorio e chiede a don Filippo di recarsi ai ruderi della chiesa di Santa Maria per battezzare il figlio di un bandito. Al battesimo è presente anche Cirifischio, che intende incontrare Don Filippo perché è stanco di vivere come un malfattore. Nuovamente il diavolo, ora nei panni di uno scultore, propizia l’incontro di don Filippo con un frate e, durante il tragitto per giungere ai ruderi, don Filippo incontra questo vecchio frate, decidendo di proseguire il cammino con lui, discutendo sulla situazione del tempo. Don Filippo critica infatti le esagerate riforme effettuate dal nuovo Papa, Sisto V, senza sapere che lo stesso frate cercatore è in realtà il pontefice sotto mentite spoglie e, benché criticato, ammira molto gli insegnamenti del vecchio sacerdote fiorentino. Durante il battesimo, don Filippo incontra Cirifischio e felice lo abbraccia ma le guardie del Papa entrano di soppiatto e lo arrestano. Cirifischio è condannato a morte. L’unico modo per salvarlo è dirigersi da Papa Sisto V.

Al cospetto del pontefice, don Filippo riconosce in lui il frate cercatore incontrato qualche giorno prima. Sisto V decide di farlo cardinale, affinché possa diventare suo consigliere spirituale. Don Filippo però non accetta l’incarico e chiede al pontefice la scarcerazione di Cirifischio ma purtroppo per lui però non c’è più nulla da fare e qualche giorno dopo viene impiccato, non prima di avere saputo da don Filippo di essere stato ingannato per tutta la vita dal demonio, sebbene sia riuscito a rivedere per l’ultima volta l’amata Leonetta, ormai divenuta suora.

Questa è la trama dello sceneggiato che ho paragonato poi automaticamente  alla fiction del 2010 incentrata sempre sulla vita di San Filippo Neri ed interpretata da Gigi Proietti, mentre l’altro aveva come attore protagonista Jonny Dorelli.

Gigi Proietti è stato non solo un vero mattatore ( come si suol dire nel gergo teatrale)  ma ha anche studiato e riflettuto sulla figura e le opere di San Filippo Neri tanto da affermare   che è“un santo tutto da scoprire”.

Infatti essendo  trasposizioni televisive non solo  il dato ed il contesto storico appaiono  accennati ma la stessa storia personale del Santo risulta come contraffatta o addirittura mistificata. Poco spazio infatti viene dato alla sua intera dimensione di uomo cristiano.

In una bella biografia del Santo scritta da p. Bouyer – questi afferma che è“ Più simile a Socrate che a un dottore della Chiesa” : nel metodo pedagogico sicuramente, ma senza dimenticare che questo Socrate è un “Socrate cristiano” .

San Filippo viveva in gioia e in letizia l’insanabile dissidio tra l’assoluto desiderio di sprofondare nella meditazione e nella preghiera e il bisogno prepotente di dedicarsi agli umili, ai malati, a chi era rimasto senza amici e senza risorse. Che non sono solo gli anziani, ma anche i ragazzi, i giovanissimi della scuola dell’obbligo( come attualmente diciamo noi). Tanto è vero che si deve a lui la creazione del primo oratorio” afferma ancora Proietti.

Alcuni critici hanno recensito positivamente sia la fiction che lo sceneggiato. Altri invece (tra cui alcuni anche di matrice cattolica) hanno evidenziato come non è stata fatta pienamente luce sulla complessa personalità di questo Santo che in effetti ha avuto un’importanza abbastanza rilevante anche nelle vicende storiche dell’epoca in cui visse.

A questo punto mi chiedo , ma chi era in realtà San Filippo Neri? Su Internet c’è un’ampia bibliografia  nonché notizie abbastanza attendibili. Egli fu consigliere e confessore di papi, combattè la corruzione nella chiesa. I biografi dell’epoca affermano che comunque era abbastanza “strano” , molto burlone, ma sempre nella gioia, alla fine venne accettato e compreso nonostante le sue stranezze. Si arrabbiava se lo chiamavano “santo” poiché si considerava  un povero peccatore, bisognoso come tutti della misericordia di Dio.

Non bisogna dimenticare inoltre come rivoluzionò i metodi educativi, basati all’epoca su punizioni corporali ed autoritarismo a cui contrappose le armi dell’amore , dell’allegria e del dialogo.

Il suo oratorio era fondato sui principi di un Cristianesimo non  caratterizzato da meditazioni sulla morte, e da un forte senso del peccato ma dal canto,dai giochi sani, in definitiva da una fede gioiosa.

A rendere poi più suggestive ed incisive le immagini e la storia contribuisce nel primo sceneggiato la colonna sonora di Angelo  Branduardi, menestrello dell’oratorio , nella fiction invece c’è il canto molto suggestivo dei bambini il cui testo è tratto dalla famosa frase di san Filippo “preferisco il paradiso”.

Che dire più, potrei aggiungere che è stato  il primo moderno prete di strada, trecento anni prima di Giovanni Bosco ma sostanzialmente alle prese con lo stesso lumpen proletariato di figli di NN. Lui era un prete di strada, come i suoi ragazzi, un infaticabile confessore, avido lettore (alla sua morte possedeva 516 libri personali e 30 manoscritti, tra cui non solo testi sacri, ma anche le favole di Esopo, la poesia di Tasso e Petrarca).

“Homo grande” lo chiamavano, ma anche “santo della gioia”; era il prete colto e saggio a cui i papi chiedevano consiglio, ma anche il sacerdote buffone e scanzonato che si comportava in modo bizzarro.

Non so se queste fiction o sceneggiati contribuiscono a migliorare la nostra conoscenza in tema di santi senza dubbio però posso dire che non mi sono annoiata affatto, anzi come la gran parte dei teledipendenti ho sofferto, gioito parteggiato immersa in una sorta di  psicodramma della santità.

 

 

 

 

 

 

 

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