Siamo fuori dai mondiali. Lo 0-0 interno contro una Svezia che si è limitata a difendere il bottino rimediato all’andata a Solna non è bastato. Dopo 60 anni, l’Italia non parteciperà alle fasi finali di un campionato del mondo. Era dal 1958 infatti, proprio nei mondiali organizzati in Svezia, che l’Italia non falliva l’appuntamento. L’allenatore, una squadra non all’altezza di quelle ammirate nei decenni passati e una federazione che ha perso il potere istituzionale che ha sempre avuto, tre dei principali ingredienti di questa frittata che verrà ricordata per i decenni a venire. Il secondo posto ne girone alle spalle della fortissima Spagna era quasi scontato, ma l’approccio agli spareggi è stato quantomeno leggero. Non si è mai avuta l’impressione di un’identità di squadra, un undici titolare, un gruppo definito. Ieri in attacco, ha giocato Gabbiadini che da circa due anni era scomparso dai radar della nazionale, ed è rimasto in panchina uno dei più forti giocatori italiani al momento, Insigne. La squadra ha dato tutto quello che poteva, poco, ma è stato quasi un arrembaggio senza idee, cross e lanci lunghi a scavalcare i giganti svedesi, senza dare mai l’idea che si potesse sfondare. Un insieme di idee buttate lì senza senso, una mancanza di polso da parte dell’allenatore che non è riuscito a dare né ieri, né nell’intero ciclo, un’impronta, un marchio che potesse identificare questa nazionale, come in passato fecero Lippi o Conte. Le lacrime di Buffon, durante l’intervista del dopopartita, sono il riassunto di quello che è la nazionale in questo momento. Il suo addio, chiude un ciclo e apre la strada (che immaginiamo lunga e tortuosa) ad un nuovo gruppo di giovani, che dovranno dimostrare di poter meritare il palcoscenico nazionale. Il problema ha cause che arrivano da un discorso più ampio, il materiale umano a disposizione non è di qualità, come lo è sempre stato. Molti dei nostri talenti, non giocano titolari nemmeno nelle loro squadre di club e questo alla fine fa pagare dazio. Non si possono scavalcare le regole europee, ma bisogna mettere un freno, una regola interna, per far crescere i vivai, per far si che nel giro di qualche anno, l’Italia possa ritornare ad avere l’imbarazzo della scelta come quando a restare fuori erano calciatori come Del Piero o Baggio. Il punto più basso è stato toccato, ora bisogna ripartire, ci auguriamo le dimissioni di Ventura e Tavecchio. Se la prime sono scontate, bisogna attendere gli eventi per vedere come la federazione reagirà a tutto questo. Tanti i nomi, per il nuovo allenatore, ma aldilà dei nomi, serve che l’Italia faccia un passo indietro, si vesta di umiltà e lavori per ritornare ad essere la squadra che il mondo conosce, quella delle 4 stellette mondiali, che purtroppo non potranno brillare in Russia.

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