«Multinazionali estere rappresentate da fondi finanziari, stanno facendo shopping in Campania acquisendo, spesso a prezzi al doppio del valore, molti laboratori di analisi costretti alla chiusura per colpa di una scellerata applicazione della legge nazionale ad opera della precedente giunta Caldoro. Il decreto Caldoro, infatti, obbliga ad aggregazioni dette hub e spoke, ovvero un solo mega laboratorio dove si fanno le analisi e tutti gli altri devono chiudere e diventare centri prelievo satellite. In questa maniera sono a rischio 1500 posti di lavoro, più l’indotto. A guadagnare sulla pelle di queste famiglie campane saranno proprio questi colossi finanziari che dopo aver concentrato tutto il settore in megastrutture, potranno massimizzare i profitti o rivendere fino a 5 volte di più del prezzo pagato. Qual è il risparmio della Regione in base al decreto Caldoro? Zero, zero assoluto! ». A lanciare l’allarme e chiedere tempi rapidi è la consigliera regionale del Pd, Antonella Ciaramella.
Da tempo a lavoro su un problema che interessa migliaia di famiglie campane e che rischia di mandare in fumo quasi 1.500 posti di lavoro, Ciaramella ha analizzato ogni possibile aspetto della vicenda, individuando diverse contraddizioni e, ora, anche azioni palesemente contrarie alle leggi italiane. Tre i nomi che compaiono nello studio messo a punto dalla consigliera e dal suo staff: Synlab, Labco e Lifebrain. «Questi grossi gruppi, o dovremmo dire due, visto che Synlab e  Labco si sono fusi, stanno acquistando moltissime strutture private anche in Campania oltre che nelle altre regioni (ad es. lifebrain ne ha 140 circa ad oggi) mentre Il decreto commissariale 109 del 19/11/2013 in applicazione dell’accordo stato regioni, vieta nella maniera più assoluta che un unico soggetto (sia esso anche una multinazionale) possa avere il controllo di più laboratori o aggregazioni in diverse regioni.
“ alla luce di tutto ciò occorre anzitutto correggere il decreto Caldoro eliminando l’obbligatorietà dell’organizzazione hub&spoke. In secondo luogo va precisato con chiarezza che l’obbligo dell’aggregazione non significa anche obbligo di adottare una unica forma aggregativa. Questo significa che più laboratori devono unirsi fra di loro ma senza per forza perdere le loro funzioni oltre che di prelievo anche di analisi. Starà ai privati scegliere la formula che salvaguardi professionalità e livelli occupazionali dei singoli laboratori uniti in unico soggetto contrattuale nei confronti della regione. Questa del resto la strada adottata da tutte le altre Regioni”. In effetti la vicenda sta creando molti dubbi anche tra i giuristi. Un percorso su cui la consigliera regionale Ciaramella ha deciso da tempo di impegnarsi a garanzia del rispetto della legge e degli interessi dei lavoratori e delle imprese del territorio e della salute dei cittadini che hanno diritto a in servizio sanitario di prossimità.
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