(di Angela Silvestre)

Da poco è terminata la celebrazione di commemorazione ,a due anni dalla morte ,di Padre Antonio Serra,sacerdote della chiesa di Napoli e parroco ,per breve tempo, della parrocchia di Santa Maria Apparente di Napoli, la mia parrocchia.

Ma chi era padre Antonio, di cui oggi sento l’esigenza di parlarne e far conoscere chi era, cosa ha fatto, cosa ha scritto.

Padre Antonio Serra, era un giovane prete di Portici che la provvidenza ha messo sul mio cammino per rallegrare la mia vita e quella di tanti altri con il suo sorriso e l’ innata comunicatività, che faceva sentire ognuno unico e speciale .Non a caso la pubblicazione postuma del libro con i suoi scritti, le sue riflessioni è intitolata “ Con Il Sorriso di Dio”, perché questo ha trasmesso soprattutto , l’immagine dell’amore di Dio attraverso il suo sorriso e la sua vita.

Quando è stato fatto parroco di Santa Maria Apparente, subito la parrocchia ha ripreso a vivere, è riuscito a rivoluzionare in breve tempo tutto, dalla catechesi alla liturgia ai canti. E’ nato così il coro, il doposcuola Don Milani, il gruppo per le giovani coppie. La parrocchia si è aperta ad altre realtà, come gli scout, che hanno collaborato sia per il doposcuola che per l’animazione della messa domenicale dei bambini. E immagino quanto altro avrebbe fatto se il 30 aprile del 2015 non ci avesse lasciato, per continuare il suo cammino in cielo.

Oggi spesso mi ritrovo a leggere le sue riflessioni sulla “malattia” da cui si trae speranza e sostegno, non rassegnazione certo, perché la tristezza e la rassegnazione non appartenevano allo stile di vita di Padre Antonio.

Ritengo che alcuni brani dovrebbero essere letti da medici , operatori sanitari , a  completamento del loro percorso formativo.

Ecco come padre Antonio ha affrontato la sua malattia , trasformando questa esperienza  di dolore in opportunità di cambiamento nella relazione con l’ambiente circostante.

 

L’esperienza personale –Brani tratti dalla biografia di Padre Antonio Serra e pubblicati nel libro “ Con Il Sorriso di Dio”.

Il mio percorso di vita è stato segnato, ad un certo punto, da una rara e improvvisa malattia auto-immune; mi sono fatto tante domande, alcune delle quali mi hanno anche destabilizzato non poco. Ho trovato, però, diverse risposte nelle parole di questo piccolo libro: Il mestiere di uomo, di Alexandre Jollien, quasi come se dopo l’evento devastante mi fosse stata data la possibilità di rilanciare la mia vita interiore, dando ulteriormente un senso cristiano al disagio per le difficoltà incontrate, alla sofferenza, alla paura del peggio. Alcune frasi del testo le ho sentite particolarmente vicine, come se parlassero di me, dandomi forza e traducendo in un linguaggio universale la condizione che stavo vivendo.

  1. di fronte alla stranezza della mia condizione dovevo attrezzarmi… Mettermi in cammino: ecco quello che esige l’insostenibile precarietà del mio essere.
  2. Le avversità incontrate costituiscono così un terreno sul quale viene edificata l’esistenza. Infatti, «…tutti quelli che hanno dovuto soffrire a causa degli altri diventano spesso osservatori migliori rispetto a quelli la cui personalità si sviluppa senza questo sforzo d’attenzione» (Pierre Feyereisen, medico etologo). Chi fin dalla nascita cammina a fianco della sofferenza, affronta l’esistenza provvisto di un benefico realismo.
  3. Ho cominciato a trasformare l’onnipresente precarietà del mio stato in una sorgente, in un pungolo. La debolezza, questa fedele compagna, assumeva una nuova condizione… Insomma cercavo di assumerla…; una volta stabilita questa curiosa constatazione, poteva avere inizio la sua rischiosa conquista… nella libertà e nella gioia.
  4. Lottare contro il male e approfittare di ogni istante per progredire… Quando si acconsente a lottare con il quotidiano, si finisce inevitabilmente per spogliarsi: l’essenziale richiede una sorta di ascesi di ogni istante. Chi lotta nel quotidiano sviluppa poco alla volta la facoltà di prevenire i colpi e, spesso, si prepara al peggio.
  5. L’algodicea è innanzitutto l’esigente esperienza che la prova che mi opprime non mi annienterà. Sono tenuto a opporle una resistenza, a proseguire ad ogni costo l’esercizio della mia libertà, a non lasciarmi vincere per conservare la mia gioia come un’arma indispensabile… Che delicata prodezza per chi è colpito da una malattia o per chi attraversa la propria esistenza senza l’appoggio di nessuno. Come praticare l’algodicea, come dare senso alla sofferenza? I deboli manifestano che trarre profitto dalla sofferenza è innanzitutto approfittare, beneficiare della vita, celebrare ciò che ne costituisce il prezzo.
  6. Ci sono persone che cercano di opporre al male una risposta invidiabile… Ciò che colpisce è il loro realismo; lungi dal fuggire nell’illusione: bisogna affrontare la realtà, giorno dopo giorno, con umiltà e umorismo. La gioia, infatti, annuncia sempre che la vita l’ha spuntata, che ha conquistato terreno, che ha ottenuto una vittoria.
  7. Gran bel mestiere d’uomo: devo essere capace di combattere gioiosamente senza mai perdere di vista la mia vulnerabilità né l’estrema precarietà della mia condizione. Devo inventare ciascuno dei miei passi e, forte della mia debolezza, fare di tutto per trovare le risorse per una lotta che mi supera senza per questo annientarmi. «Gli animi valgono per quel che esigono. Valgo ciò che voglio» (Paul Valèry). La volontà tiene la rotta, dà la forza per mettere a punto nuove strategie, in breve impedisce di abdicare. Senza di lei, né battaglia né vittoria: questo è poco ma sicuro.

La fede n’è uscita irrobustita; uno slogan paolino mi ha accompagnato: tutto posso in Colui che mi dà forza

(Fil 4,14), ho vissuto così un’esperienza concreta di abbandono fiducioso nelle mani di Dio; la devozione alla Vergine Maria è cresciuta tantissimo; lo svolgimento del ministero presbiterale è stato terapeutico: ho sostenuto con grande serenità la fatica delle responsabilità, sperimentando la sovrabbondanza della grazia. Spero che la sofferenza e il disagio, offerti al Signore per i nostri seminaristi, siano motivo di una rinnovata fecondità missionaria a servizio della nostra amata Chiesa napoletana.

 

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