Questione Terra dei Fuochi. Su questo triste e ormai noto “posto maledetto” sono tanti i luoghi comuni che circolano non solo tra i cittadini campani, ma anche di tutta Italia. Un sondaggio effettuato su 600 persone due anni fa, non fece che confermare la validità dei suddetti stereotipi. Tra questi il più diffuso è costituito dall’equazione “rifiuti=inquinamento ambientale=inquinamento della catena alimentare=danni alla salute”. Il paradosso è che però risulterebbe quasi impossibile “dare la colpa” a sostanze tossiche presenti già da decenni ma, pensare al di fuori dei luoghi comuni ti fa diventare una persona fuori dagli schemi. In questo articolo dove riassumiamo il pensiero della Dottoressa Dama,Ricercatrice e Fondatrice della Task Force Pandora per la Terra dei Fuochi www.taskforcepandora.com.  facciamo riferimento soprattutto alla frutta e alla verdura che, seguendo i pensatori di massa, non possono essere non inquinate dopo tutti gli smaltimenti di rifiuti tossici avvenuti in questi anni. La realtà però dice che in Campania esistono controlli severi che, in caso di situazioni potenzialmente rischiose, lanciano un’allerta. Ma secondo la maggioranza tali Istituzioni risulterebbero corrotte e quindi di difficile credibilità, se non fosse però che una parte delle produzioni viene acquistata da grandi distribuzioni commerciali e queste svolgono regolarmente controlli sistematici (quindi dovrebbero risultare poco credibili anche tali catene di commercio). In Campania sono anche state eseguite analisi fatte dalla Coop sull’emergenza rifiuti; vennero prelevati vegetali in vicinanza di luoghi potenzialmente a rischio e non vennero riscontrate situazione di allarme. Di grande considerazione per il credo popolare dovrebbe anche essere la Global Cap, un’organizzazione che nel 2013 ha chiesto nuove analisi presso le aziende certificate nella Terra dei Fuochi e che per sviare da ogni dubbio sudista, fu composta da campionatori provenienti dal Nord, in modo da fugare ogni dubbio sulla conclusione dell’operazione. I risultati finali furono i seguenti, ovvero, tutti i prodotti rientravano nei limiti di contaminanti massimi regolamentati dall’Unione Europea.

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